sabato 17 dicembre 2011

Intervento alla discussione sull'approvazione della manovra

Roma, 2011-12-16

Camera dei deputati - approvazione manovra economica
DIR/12/16 
by Mario Monti
Presidente del Consiglio dei Ministri
Signor Presidente, onorevoli deputati, questa settimana l'ho trascorsa prevalentemente nel Parlamento: nelle Commissioni parlamentari, nell'Aula, oppure in incontri con le forze politiche.
 Ho apprezzato, lo dico sinceramente, il clima costruttivo, la volontà di collaborare, la volontà di comprendere e la volontà di aiutarci a comprendere, non sempre è facile.


Ringrazio di cuore tutti voi. Vi ringrazio del senso di responsabilità con il quale questa mattina avete concesso la fiducia al Governo su provvedimenti di emergenza così difficili come quelli decisi con il decreto-legge del 6 dicembre.
E vi ringrazio soprattutto delle osservazioni critiche che ho ascoltato, che abbiamo ascoltato con attenzione anche da parte di coloro i quali hanno ritenuto di non votare la fiducia, così come le osservazioni critiche di quanti hanno ritenuto, a nostro giudizio con grande senso di responsabilità, di votare la fiducia pur non riconoscendosi in questo o quell'aspetto di un impianto complessivo che, però, hanno mostrato di ritenere necessario.
Sento che tutti abbiamo a cuore lo stesso obiettivo che è quello di operare per il bene dell'Italia.
Se tutti faremo il nostro dovere, se continuerà il senso di responsabilità così diffuso e consapevole che ho percepito anche oggi in quest'Aula, io non ho nessun dubbio: l'Italia si salverà.
Un'Italia con i conti pubblici in ordine farà sentire con forza la sua voce in Europa, con spirito di amicizia, ma con fermezza, nel perseguire la difesa della moneta comune, lo sviluppo di politiche che portino al superamento della crisi dei debiti sovrani, ricostruendo condizioni di serenità sui mercati finanziari.
Soprattutto - molti in quest'Aula lo hanno detto, io stesso lo dico da tempo, e lo dico ora nella mia nuova qualità di Presidente del Consiglio italiano - l'Europa è carente per quanto riguarda la politica comunitaria di crescita e di sviluppo. Mi permetto di ricordare a tutti voi, a tutti noi... So che non devo dire «noi» e «voi», ma è solo una questione tecnica: siamo tutti accomunati dalla stessa intrapresa.
Mi permetto di ricordare a tutti noi la posta in gioco. Non si tratta di continuare a vivere più o meno come prima, al netto o al lordo di certi sacrifici su pensioni, patrimoni, attività finanziarie, barche o auto. No, onorevoli deputati, in assenza di questo intervento di urgenza sono a rischio i risparmi degli italiani soprattutto quelli piccoli; è a rischio il benessere accumulato da generazioni, c'è il rischio di vedere evaporare gran parte dei redditi degli italiani, soprattutto i più modesti, di mettere a rischio le tutele della previdenza e della salute pubblica.

Insomma, il rischio è massimo, è stato massimo, e lo è ancora per certi aspetti, perché non tutto dipende da noi, ma era doveroso fare subito quello che era nelle nostre possibilità, farlo nella misura necessaria, farlo colmando ritardi non dell'ultimo anno, degli ultimi tre anni, ma spesso di decenni.
Ho già avuto modo di riconoscere, nel mio intervento il 13 dicembre scorso presso le Commissioni V e VI riunite, il grande contributo per rafforzare l'equità dell'intervento che l'approfondita riflessione compiuta in quelle Commissioni ha permesso al Governo di recepire.
Non intendo oggi ripercorrere la disamina delle misure per l'equità, per esempio a favore della famiglia, grazie alle quali - ne sono consapevole - è stato possibile per il Parlamento oggi approvare le modifiche al decreto-legge del 6 dicembre.
Abbiamo scelto consapevolmente di porre la questione di fiducia sull'emendamento uscito dal lavoro prezioso delle Commissioni e non su un emendamento governativo per segnalare il nostro profondo rispetto per il Parlamento. Quindi, ringrazio doppiamente i membri del Parlamento, per l'ampio supporto all'azione del Governo assicurato dal voto di fiducia espresso oggi, e per il concreto impegno a disegnare un intervento che fosse equilibrato ed equo nel richiedere la partecipazione in base alle proprie possibilità e la solidarietà a tutti i cittadini per salvare l'Italia.
Sarà questa l'ultima manovra di sacrifici? Lo spero. Dipenderà dal comportamento di tutti noi, dei cittadini in quanto produttori, contribuenti, consumatori, delle imprese, da chi sottoscrive titoli di Stato. Dipenderà dalla nostra capacità di presentarci uniti e credibili di fronte ai mercati. Sarà tanto più probabile questo quante più riforme strutturali saremo capaci, Parlamento e Governo, di progettare e approvare.
Certo, abbiamo già cominciato. Segnalo, anche agli osservatori internazionali che seguono con grande attenzione il lavoro di questo Parlamento, che in questo pacchetto c'è molto di strutturale, ci sono tante riforme: previdenza, tassazione equilibrata del patrimonio, lotta all'evasione più di quanto sia mai stato fatto in Italia.
Varie preoccupazioni sono emerse in questi giorni quanto all'impatto sulla congiuntura economica, in particolare alla luce di alcune previsioni particolarmente pessimistiche sulla crescita futura. Purtroppo, il fatto che l'Italia e l'Europa attraversino una congiuntura sfavorevole non è una novità. Le nostre previsioni indicano un calo del PIL reale di 0,4 punti percentuali per l'anno prossimo.
Non sottovalutiamo, però, vi invito, non sottovalutiamo le misure di crescita contenute nel decreto-legge: lo sgravio per lavoro e assunzione di giovani e donne, soprattutto al sud, attraverso l'IRAP; la spinta alla capitalizzazione delle imprese riducendo le tasse sugli utili; il credito alle piccole imprese; la corsia preferenziale con il fisco per le imprese che danno accesso all'Agenzia delle entrate.
Voglio ricordare al Parlamento che le misure del decreto-legge ammontano a oltre 30 miliardi di euro: 20 miliardi di euro è il contributo netto alla riduzione del disavanzo, ma 10 miliardi di euro vanno da subito al sostegno della crescita, dell'impresa, dell'occupazione.
Certo, dobbiamo fare di più. Anch'io lo penso, lo faremo.
Il Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti sta preparando un'azione vasta e continua per rilanciare gli investimenti. Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato misure proposte dal Ministro della giustizia per consentire una maggiore civiltà nel trattamento di fallimenti e insolvenze
L'azione di sostegno alla crescita, dunque, è già iniziata: non c'è una prima e una seconda fase, ma un'azione strategica continua tra risanamento dei conti pubblici e crescita.
Il sostegno alla crescita economica ha, tuttavia, bisogno di un forte miglioramento del contesto in cui operano le imprese, il rafforzamento delle infrastrutture strategiche, nonché una maggiore efficienza nell'utilizzo dei fondi strutturali - e avrete visto ieri un'azione congiunta di sei regioni con il Governo nazionale - e della protezione dei consumatori attraverso liberalizzazioni e semplificazioni.

Considerate le norme presenti, vi prego, considerate le norme presenti nel decreto-legge un inizio, un importante avvio di questo processo. Lo proseguiremo nelle prossime settimane con interventi più meditati e organici. E abbiamo preso moltissime annotazioni nelle conversazioni che abbiamo avuto con voi nelle Commissioni e in Aula. Quindi, il lavoro di dialogo e di interazione è solo iniziato.
In Italia sono particolarmente necessari provvedimenti volti a rendere meno ingessata l'economia, a facilitare la nascita di nuove imprese (e poi indurne la crescita), migliorare l'efficienza dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, riformare il mercato del lavoro e, in particolare, per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne (le due grandi risorse sprecate del nostro Paese) per citare solo gli aspetti più ovvi.

Le liberalizzazioni, l'eliminazione delle rendite che frenano lo sviluppo, il rafforzamento della concorrenza, la premiazione del merito non sono fissazione ideologiche, ma rappresentano uno strumento essenziale di giustizia economica, di promozione di un consumo consapevole.
Ci sono molti modi per elevare il tenore di vita dei cittadini. Uno è quello di contenere l'inflazione; un altro è quello di agevolare una distribuzione adeguata del reddito con gli strumenti fiscali; un altro è ancora quello di ridurre quella fiscalità occulta che grava su certi cittadini - soprattutto i consumatori - non perché ci sia un gettito fiscale da parte dello Stato, ma perché altri cittadini in posizione di rendita di privilegio gravano con extraprofitti la situazione dei primi.

Bloccare o rallentare questo processo di liberalizzazione, che è essenziale per una ripresa strutturale, non effimera, permanente e diffusa della crescita, sarebbe una responsabilità grave. Proteggere singoli settori pensando che essi possano vivere al riparo dalla crisi globale è un'illusione colpevole quando la disseminiamo a cittadini che hanno meno strumenti di noi per capire la realtà .
È un'illusione e crea danni irreparabili ai settori esposti alla concorrenza internazionale nei quali quotidianamente, giorno e notte, lavoratrici, lavoratori e imprenditori si battono per non fare arretrare l'Italia.

Le liberalizzazioni, signor Presidente, onorevoli deputati, le abbiamo iniziate, le proseguiremo e le faremo insieme - Parlamento e Governo - certamente non contro qualcuno, ma anche, con convinzione, a favore di tutti i cittadini.

L'obiezione che spesso si oppone a misure strutturali di questo tipo, che certamente servono (alcuni sono forse convinti che non servano, ma io credo che dentro di noi tutti capiamo che servono), è che nel breve periodo fanno poco per la crescita.
Evidentemente, più tardi si comincia più tardi arriveranno i benefici delle riforme. Non dimentichiamo che le scelte degli investitori che acquistano i nostri titoli pubblici - e che tante volte ci danno patemi che si estendono a tutta la collettività - queste scelte sono guidate dalle loro aspettative su come sarà l'Italia fra dieci, vent'anni, quando scadranno i titoli che acquistano oggi.
Riforme che hanno effetti anche graduali sulla crescita, influendo sulle aspettative degli investitori possono riflettersi in una riduzione immediata dei tassi di interesse, con conseguenze positive sulla crescita stessa.
Dicevo che le autorità internazionali, i mercati, gli altri paesi, il mondo guardano non solo a quello che il Governo ha fatto, producendo con una certa, doverosa rapidità un decreto-legge, ma guardano molto a quello che il Parlamento fa nel decidere su questo decreto-legge.
Non so se tutti avete visto una dichiarazione di questo pomeriggio del vicepresidente della Commissione europea per gli affari economici Olli Rehn, che ha dichiarato di «apprezzare la responsabilità delle forze politiche e del Parlamento italiano per il largo sostegno alle misure del Governo. Il pacchetto che ha avuto la fiducia dalla Camera» - dice Rehn - «è molto convincente».
Vorrei concludere, signor Presidente, onorevoli deputati, con una nota di responsabile serenità. Ho letto stamattina: «Monti è disperato».
Ho fatto un rapido esame di coscienza, letto quel titolo e, per un attimo, mi sono sentito colpevole, perché non mi sento assolutamente disperato. Poi, svegliatomi un po' meglio, ho riflettuto un po' di più e quella parvenza di colpevolezza è sparita del tutto, perché non c'è nessun motivo di disperazione, credo non per quanto mi riguarda ma, molto più importante, neanche per quanto riguarda le nostre istituzioni, politiche e civili, e per quanto riguarda il nostro Paese.
Con il dialogo continuo con voi e rimettendoci a decisioni finali che non possono che essere vostre, onorevoli deputati, e dell'altro ramo del Parlamento, abbiamo messo insieme, con vive discussioni, con largo consenso, con diverse posizioni, ma con un denominatore comune, provvedimenti che ogni forza politica, nella propria autonomia, ha avuto la forza di dichiarare in parte graditi e attesi da tempo, in parte sgraditi, ma forse accettabili, in un equilibrio di temporanei sacrifici purché fossero ben bilanciati.
Lo sforzo che abbiamo fatto, noi membri del Governo, e lo sforzo che avete fatto, con successo - perché ci avete in molti casi persuaso a introdurre variazioni - voi membri del Parlamento, tutti i membri del Parlamento, tutti, compresi quelli che con le loro manifestazioni di meno evidente appoggio, per usare un , ci hanno aiutato a riflettere meglio. Questo processo di riflessione continuerà e vi assicuro continuerà anche senza la necessità che ci siano espresse manifestazioni di ben visibile dissenso.
Per queste ragioni, signor Presidente, onorevoli deputati, il sottoscritto è pieno di speranza ed è una speranza e una fiducia che vi invito a condividere. Grazie per la vostra attenzione.

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