mercoledì 31 marzo 2010

ADDIO ALLA NUOVA "PIAZZA" DI SERIATE

Vi ricordate la famosa "piazza" di Seriate?
Il sindaco ci disse che finalmente anche la nostra città ha una piazza.
Non una dimora accogliente, un piccolo salotto dove ricevi gli ospiti di
famiglia, un luogo preservato dal traffico e dal caos dove i cittadini possano
trovarsi in amicizia, edifici decenti, qualche panchina dove puoi sederti
tranquillo senza obbligo di consumazione, due o tre piante.
No, in omaggio alla cultura dominante e all'idolo del consumismo più sfrenato,
la "piazza" di Seriate era stata individuata all'interno del nuovo e più
importante edificio di culto-basilica-santuario: l'Iper o centro commerciale
alle valli.
Però non bastava, non era sufficiente.
Il 16 marzo 2010 la giunta di Seriate si riunisce e all'unanimita' decide di
concedere il suolo pubblico ad una s.p.a.(societa' per azioni).
La delibera di giunta n. 54 recita laconicamente che la Societa' Immobiliare
Gallerie Commerciali spa ha chiesto l'occupazione di parte dello spazio
pubblico (343 metri quadri su complessivi 1794).
Il comune ha accettato, c'è un bel contratto di sei anni, per sei anni
incassiamo la tassa TOSAP.
E a cosa sarà destinata questa area di suolo pubblico?
Allo svolgimento di attività promozionali (ne sentivamo proprio la mancanza).
I cittadini sono contenti e sempre più numerosi danno il loro sostegno
politico a chi rende sempre più accattivanti ed attraenti i nuovi luoghi di
culto.
Dove la domenica è uguale a tutti gli altri giorni.
Cosa volete di più dalla vita?

Carlo Vallenzasca

sabato 27 marzo 2010

IN LOMBARDIA E' ORA DI CAMBIARE, VOTA PD!

LEGA E PDL ABUSIVI, RAIMONDI VERGOGNA




Guardate le foto, sono solo un piccolo esempio delle decine di affissioni abusive che hanno caratterizzato questa campagna elettorale. E' ormai nella loro indole. Fastidio e disprezzo per le regole. Raimondi è campione in questa gara all'abuso. A spazi non ancora assegnati ha riempito i cartelloni di striscie azzurre con scritto fiducia (FIDUCIA?). Durante la campagna elettorale ha affisso praticamente ovunque, anche sopra a manifesti degli alleati leghisti e dei compagni di partito della PDL. Manifesti della lega sono stati affissi spesso sopra a quelli del PD. Stamane ci siamo svegliati con striscie adesive gialle con scritto Raimondi, affisse ovunque, sopra tutti gli altri manifesti. Ma a chi diamo in mano il governo della regione? A chi abusa? A chi delle regole se ne sbatte? Se abusano del diritto pubblico in questa maniera come possiamo pensare che governino per il bene comune?
E' ora di cambiare!

venerdì 26 marzo 2010

Feltri sanzionato per le falsità su Boffo

26 Marzo 2010

ORDINE DEI GIORNALISTI

E' di sei mesi di sospensione la sanzione inflitta dall'Ordine dei Giornalisti della Lombardia al direttore del Giornale. Vittorio Feltri era finito sotto procedimento disciplinare per le falsità scritte a fine agosto sull'allora direttore di Avvenire Dino Boffo, che lasciò l'incarico dopo alcuni giorni di duri e velenosi attacchi, poi ritrattati dallo stesso Feltri. Un altro provvedimento disciplinare era stato aperto nei confronti di Feltri per aver continuato a far scrivere Renato Farina dopo la sua radiazione dall'Ordine dei giornalisti.
La decisione della sospensione, secondo quanto riportano le agenzie di stampa, è giunta solo in nottata, dopo un dibattito assai animato durato circa otto ore. Secondo quanto previsto dalla legge, Feltri può fare ricorso all'Ordine nazionale per chiedere la sospensiva e un pronunciamento dello stesso sui procedimenti.

Il direttore del Giornale si è detto dispiaciuto «per le modalità» con cui ha appreso il provvedimento, cioè a mezzo stampa. «Non ho ricevuto nessuna comunicazione ufficiale dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia», ha aggiunto .

Free sunday: giornata libera dal lavoro

Presentata la campagna europea. L'adesione delle Acli

'La domenica mamma e papà appartengono a noi!'. E' questo lo slogan della campagna europea Free Sunday che mira a proteggere la domenica come 'giornata libera dal lavoro', perché i genitori possano stare con i loro figli almeno in questo giorno della settimana.

La campagna, cui aderiscono anche le Acli, è stata presentata ufficialmente ieri a Bruxelles da una vasta compagine di associazioni, che si mobilitano insieme ai sindacati e ai rappresentanti delle Chiese europee per chiedere che la domenica rimanga giorno festivo.

Già nel 2005, in occasione del congresso eucaristico di Bari, le Acli erano state tra le promotrici di un appello intitolato 'Salviamo la domenica', perché continuasse ad essere giorno di festa per i lavoratori, le famiglie e la comunità.

Per il presidente Andrea Olivero «è importante salvaguardare il principio della eccezionalità del ricorso al lavoro domenicale contro la tendenza a rendere intercambiabile il giorno di riposo settimanale. Dobbiamo evitare che anche in questo ambito la flessibilità lavorativa si scarichi con effetti negativi sulla vita delle famiglie e delle comunità».

FORMIGONI CANDIDATO NUCLEARE: MANDIAMOLO A CASA!



GUARDA DAL SITO DI GREENPEACE...

OBBLIGO MORALE

CONSIGLIO ELETTORALE

LA RABBIA GIUSTA

Dal Blog di Concita De Gregorio, 25.03.2010

25/03/2010 21:08
La rabbia giusta
Dunque vediamo, dalle notizie di giornata. Calano i consumi di beni primari, si compra meno pane e pasta (Fonte: Istat). Il consiglio dei ministri si riunisce. All'ordine del giorno: aumento dei campi da golf. Il Tg1 e il Tg5 sono multati per faziosità filo governativa: 100 mila euro. La Rai pagherà dunque (tutti noi pagheremo) di multa più o meno la stessa cifra che è stata raccolta tra i cittadini per sostenere le spese della messa in onda di Raiperunanotte, lo spettacolo di piazza nato dalla chiusura dei talk show censurati dalla par condicio del solerte Masi. A cinque giorni dal voto le gerarchie vaticane sono scese in campo invitando a non sostenere i candidati filoabortisti. A tre giorni dal voto i giornali cattolici sono costretti a difendere il Papa dalle accuse dirette pubblicate in prima pagina sul New York Times: «Il prete pedofilo fu coperto da Ratzinger». (La settimana scorsa i giornali tedeschi, sullo stesso tema: sotto accusa il fratello del Pontefice). Gli americani non molleranno, statene certi.

L'inquietudine di queste ore a San Pietro ha un fondamento: quante altre carte possono uscire ancora, che dicono cosa? Duello tra editorialisti: è più grave l'aborto o la pedofilia? Interessante disputa. In generale è grave l'ipocrisia. Andiamo avanti. Dopo la scuola dove i figli di chi non può pagare la mensa hanno il menù differenziato, pane al posto della pasta, ecco la gita scolastica con destinazioni (nella stessa scuola) distinte in base al reddito: a Londra i ricchi, a Monaco in ostello con pidocchi gli altri. Scandalo per i pidocchi, il resto è normale. Il prete di Potenza sapeva da gennaio che nella soffitta c'era un cadavere. Quello di Elisa Claps, 16 anni. Il parroco aveva avvisato, dicono fonti investigative, l'arcivescovo. Silenzio fino a marzo. Poi sono arrivati a fare dei lavori, l'hanno trovata gli operai. L'arcivescovo se ne era dimenticato? Siamo in settimana santa, chissà se anche di questo si parlerà in chiesa oltre che dei partiti che è cosa buona e giusta votare.



Ci sono sempre di mezzo bambini, ragazzi, adolescenti. Due telefonini a testa, pazienza per il dolore dell'anima. «Gli abbiamo detto che l'aria è avvelenata/ perché tutti vanno in macchina al lavoro/ ma che la società sarà salvata / se compreranno macchine anche loro». «Gli abbiamo detto che la legge è una sola/ ma che le scappatoie sono tante». Ho sotto gli occhi queste strofe di Bruno Tognolini, il suo libro "Rime di rabbia", cinquanta invettive per le rabbie di tutti i giorni, è uscito oggi. Questa s'intitola «Scongiuro contro il nazismo futuro». Racconta quello che abbiamo insegnato ai nostri figli, e finisce così: «Non c'è bisogno di indovini/ per sapere che arriverà il futuro/ Speriamo che la rabbia dei bambini/ non ci presenti un conto troppo duro». Sono strofe per i ragazzi, ma servono agli adulti. Curano. La rabbia serve. Non quella che fa schiuma e basta, quella avvelena. Serve la «rabbia giusta», grazie Bruno per averlo detto così. La rabbia che ha ragione. Si chiama indignazione. «Guardi il telegiornale/ Ti arrabbi contro tutta quella gente / ma poi cambi canale e non fai niente». Questa fa schiuma. La rabbia giusta è da tenere tesa. «Come una brace che resta accesa in fondo/ e non cambia canale/ Cambia il mondo».
E questo è il resto.

mercoledì 24 marzo 2010

ECCO LA SCHEDA DOVE VOTEREMO PER LE REGIONALI


Questa è la scheda che ci verrà consegnata per le elezioni regionali. Si può fare una croce sul simbolo del partito e mettere a fianco il cognome relativo alla preferenza. Se avete dubbi basta comunque anche solo la croce sul simbolo, se sul PD è meglio...

martedì 23 marzo 2010

I TONI ABBASSALI TU

Bisogna sempre diffidare del linguaggio.
In particolare di quello che usano i nostri politici.
Ecco, per esempio, bisognerebbe distinguere i politici dai politicanti.
O, per fare un altro esempio, diffidare di chi invita ad abbassare i toni. In genere è un invito che viene da chi li tiene alti e soprattutto da chi intende dire che sono gli altri a dover abbassare i toni perché lui è una personcina per bene e garbata.

Un'altra questione riguarda chi sostiene che "dobbiamo parlare dei problemi della gente".
Ora, io non mi ricordo una campagna elettorale peggiore di questa.
Guardando i manifesti elettorali si scopre che quello che veramente interessa è andare ad occupare un posto in regione. Si vedono quasi solo ed esclusivamente dei bei faccioni sorridenti che dicono votami votami.

I famosi "problemi della gente" sono scomparsi.
Non c'è più neanche la decenza di affermare "vota per il mio partito", si è fatto un ulteriore passo verso la personalizzazione.

La cosa agghiacciante, è il primo aggettivo che mi viene in mente, è che questo non riguarda solo la destra ma riguarda anche il PD, riguarda i candidati moralizzatori dell'Italia dei Valori, riguarda i rivoluzionari di Rifondazione Comunista.

Anche la Lega si è avviata allegramente su questa strada.
Al fondo di tutto questo sembra che la cosa che accomuna tutti è il mantenimento dello status quo perché questo ai politicanti va bene. Il resto, il lavoro, l'ambiente, la famiglia eccetera non sono che bandierine agitate come formule, come giaculatorie che servono esattamente come le giaculatorie.

Recitate sempre più ritualmente e sempre più senza fantasia a beneficio del popolo.
Votaci o popolo. Anzi, no, votami.

Carlo Dal Lago

"Perché trattate così bene Berlusconi?" Don Farinella scrive al cardinal Bagnasco

Lettera del prete genovese al suo vescovo: "Avete fatto il diavolo a quattro
sulle convivenze e sul caso Englaro. Ma assolvete il premier da ogni immoralità"

"Perché trattate così bene Berlusconi?" Don Farinella scrive al cardinal Bagnasco"

Io e molti credenti crediamo che così avete perduto autorità. Molti si allontanano dalla Chiesa per la vostra morale elastica"di don PAOLO FARINELLA


Questa lettera, scritta da don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, è stata inviata qualche settimana fa e circola da giorni su internet. Riguarda la vicenda Berlusconi, vista con gli occhi di un sacerdote. Alla luce degli ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano attualissimi.

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E' il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà". Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l'immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa". Voi onorate un vitello d'oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire, troncare".

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro" (Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del "velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l'Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

lunedì 22 marzo 2010

IL COLORE DELLA DEMOCRAZIA

Il colore della democrazia
di Barbara Spinelli, da La Stampa, 21 marzo 2010

L’8 marzo scorso, forse per rassicurare gli italiani, il Presidente della Repubblica ha fatto alcune considerazioni singolari, sul coraggio e la politica. Ha detto che «in un contesto degradato, di diffusa illegalità, essere ragazzi e ragazze perbene richiede talvolta sacrifici e coraggio»: in questi casi estremi sì, «è bello che ci sia» questa virtù. Ma in una democrazia rispettabile come la nostra, «per essere buoni cittadini non si deve esercitare nessun atto di coraggio». Profonda è infatti negli italiani «la condivisione di quel patrimonio di valori e principi che si racchiude nella Costituzione». Legge e senso dello Stato sono nostre doti naturali: il che esclude il degrado della legalità. I toni bassi sono lo spartito di sì armoniosa disposizione.
Il fatto è che non siamo in una democrazia rispettabile, e forse il Presidente pecca di ottimismo non solo sull’Italia ma in genere sullo stato di salute delle democrazie. Certo, non s’erge un totalitarismo sterminatore.
Ma Napolitano avrà forse visto il terribile esperimento mostrato alla televisione francese, qualche giorno fa. Il documentario si intitola Il Gioco della morte, e mette in scena un gioco a premi in cui i candidati, per vincere, ricevono l’ingiunzione di infliggere all’avversario che sbaglia i quiz una scarica elettrica sempre più intensa, fino al massimo voltaggio che uccide.
La vittima è un attore che grida per finta, ma i candidati non lo sanno. Il risultato è impaurente: l’81 per cento obbedisce, spostando la manopola sui 460 volt che danno la morte. Solo nove persone si fermano, udendo i primi gemiti del colpito. Sette rinunciano, poi svengono.

Difficile dopo aver visto il Gioco dire che siamo democrazie rispettabili, dove legge e Costituzioni sono interiorizzate. Quel che nell’uomo è connaturato, in dittatura come in democrazia, non è la legge ma l’abitudine a «non pensarci», l’istinto di gregge, e in primis il conformismo. Il «contesto degradato» è nostro orizzonte permanente. È quello che Camus chiama l’assurdo: il mondo non solo non ha senso ma neppure sente bisogno di senso, ricorda Paolo Flores d’Arcais in un saggio sullo scrittore della rivolta (Albert Camus filosofo del futuro, Codice ed., 2010).

Coraggioso è chi invece «si dà pensiero», chi s’interroga sul male e per ciò stesso diventa, in patria, spaesato. Flores conclude: «Venire al mondo equivale a far nascere un dover essere». In effetti sono tanti e giornalieri, gli atti di coraggio di cui si può dire: vale la pena.
È coraggioso chi in gran parte d’Italia non paga pizzi alle mafie. Sono coraggiosi il poliziotto o il giudice che resistono alle pressioni della malavita o della politica. Soprattutto il servitore dello Stato è chiamato al coraggio, in un’Italia unificata dalla lingua ma non dal senso dello Stato. Coraggioso è chiunque sia classe dirigente, e con il proprio agire, scrivere, fare informazione, influenza l’opinione con la verità. Non so se sia bello, dire no. È comunque necessario, specie in Italia dove paure e conformismo hanno radici possenti. Il coraggio, siamo avvezzi a vederlo come gesto di eccezionale purezza mentre è gesto di chi ­ fu Borsellino a dirlo ­ in cuor suo lo sa: «È normale che esista la paura. In ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio». Così come c’è un male banale, esiste la banalità quotidiana del coraggio.

Forse bisogna tornare alle fonti antiche, per ritrovare questa virtù.
Nella Repubblica, Platone spiega come il coraggio (andreia) sia necessario in ogni evenienza, estrema e non. Esso consiste nella capacità (dell’individuo, della città) di farsi un’opinione su ciò che è temibile o non lo è, e di «salvare tale opinione». L’opinione da preservare, sulla natura delle cose temibili, «è la legge e impiantarla in noi attraverso l’educazione», e il coraggio la conserva «in ogni circostanza: nel dolore, nel piacere, nel desiderio, nel timore» (429,c-d). La metafora usata da Platone è quella del colore. Immaginate una stoffa, dice: per darle un indelebile colore rosso dovrete partire dal bianco, e sapere che il colore più resistente si stinge, se viene a contatto con i detersivi delle passioni.

Il colore della democrazia è la resistenza a questo svanire di tinte, a questo loro espianto dal cuore (il cuore è la sede del coraggio). Compito dei cittadini e dei custodi della repubblica è «assorbire in sé, come una tintura, le leggi, affinché grazie all’educazione ricevuta e alla propria natura essi mantengano indelebile l’opinione sulle cose pericolose, senza permettere che la tintura sia cancellata da quei saponi così efficaci a cancellare: dal piacere, più efficace di qualsiasi soda; dal dolore, dal timore e dal desiderio, più forti di qualsiasi sapone» (430,a-b).

In Italia la democrazia è stinta più efficacemente perché le leggi e i custodi ci sono, ma l’innesto è meno scontato di quanto si creda. Berlusconi lavora a tale espianto da anni, e ora lo ammette senza più remore: alla legalità contrappone la legittimità che le urne conferiscono al capo. I custodi delle leggi li giudica usurpatori oltre che infidi. Legittimo è solo il capo, e questo gli consente di dire: «La legge è ciò che decido io». I contropoteri cesseranno di insidiarlo solo quando pesi e contrappesi si fonderanno: quando, eletto dal popolo, conquisterà il Quirinale.

Se la democrazia fosse rispettabile non ci sarebbe un capo che s’indigna perché scopre d’esser stato intercettato mentre ordina di censurare programmi televisivi sgraditi, e i cittadini, forti di indelebili tinture, gli direbbero: le tue telefonate non sono private come le nostre, le intercettazioni sono a volte eccessive ma chiamare l’autorità garante dell’informazione o il direttore di un telegiornale Rai, per imprimere loro una linea, è radicalmente diverso. Ognuno ha diritto alla privacy, e anche noi abbiamo criticato gli eccessi delle intercettazioni. Ma l’abuso di potere che esse rivelano è in genere ben più impaurente del cannocchiale che lo smaschera. Schifani dice: «È preoccupante la fuga di notizie» e di fatto lo riconosce: sono le notizie a inquietarlo. Anche dire questa semplice verità è coraggio quotidiano.

L’intervento sui programmi televisivi si fa specialmente sinistro alla luce di show come Il Gioco della morte. Non dimentichiamo che un esperimento simile si fece nel luglio 1961 all’università di Yale, guidato dallo psicologo Stanley Milgram. A ordinare gli elettroshock, allora, c’erano autorevoli biologi in camice grigio. Oggi l’autorità si fa giocosa, è una bella valletta a intimare, suadente: «Alzi il voltaggio!». Il pubblico applaude, ride. A opporsi è stato un misero 20 per cento, mentre il 35 s’oppose nel caso Milgram. Ne consegue che la televisione ha più potere di scienziati in camice, sulle menti: il coraggio diminuisce, il conformismo aumenta. Philip Zimbardo, organizzatore di test analoghi a Stanford nel 1971, racconta come nessuno di coloro che rifiutarono di infliggere i 460 volt chiese a Milgram di fermare l’esperimento, o di visitare l’urlante vittima degli elettroshock.
Questo significa che la televisione non è più solo una caja tonta, una scatola tonta, come dicono in Spagna. È una cassa da morto, che trasforma lo studio televisivo in Colosseo di sangue: lugubri, le risate sono le stesse.

Ci sono sere a RaiUno in cui prima viene un notiziario menzognero (che dà per assolto Mills, che presenta il giurista Hans Kelsen come critico ante litteram della legalità), poi seguono programmi dai nomi ominosi: Affari Tuoi, I Raccomandati, in un crescendo di catodiche manipolazioni.

Presto vedremo, in Tv, la morte in diretta sotto forma di varietà. Kierkegaard dice in Aut-Aut che l’ultimo ad apparire, alla fine del mondo, sarà il Buffone: «Accadde in un teatro, che le quinte presero fuoco. Il Buffone uscì per avvisare il pubblico. Credettero che fosse uno scherzo e applaudirono; egli ripeté l’avviso: la gente esultò ancora di più. Così mi figuro che il mondo perirà fra l’esultanza generale degli spiritosi, che crederanno si tratti di uno scherzo».

INCONTRO CON NANDO DALLA CHIESA

FILM: IO RICORDO

Martedi 23 marzo 2010 alle ore 20,45
presso il cinema CONCA VERDE a Bergamo - Longuelo - via Mattioli, 65

Associazione ABITARE LA TERRA

LIBERA - Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie
Coordinamento Provinciale di Bergamo

Comitato PEPPINO IMPASTATO di Ponteranica

In occasione della XIV edizione della Giornata della Memoria e dell'Impegno
tenutasi a Milano il 20 marzo in ricordo delle vittime della mafie

promuovono la proiezione del film

IO RICORDO

Sarà presente il regista Ruggero Gabbai

Trama: Un padre spiega al proprio bambino nel giorno del suo decimo compleanno, cos'e la mafia, chi era Giovanni Falcone, perché lui ne porta il nome e perché ci sono persone, nella Sicilia di oggi, che vogliono responsabilmente assumersi l'eredita morale delle numerose vittime di Cosa Nostra. Nel corso della narrazione, più di trenta tra genitori, fratelli, sorelle e orfani svelano la dignita del proprio dolore e raccontano chi erano le persone che la mafia ha ucciso, perché ricordare sia un'arma contro il potere mafioso che vince solo dove regna il silenzio.

INGRESSO GRATUITO

Il film IO RICORDO è stato riconoscuto progetto speciale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

LA LEGA TI FREGA, VOTA PD!



domenica 21 marzo 2010

OCCASIONE D'ORO PER CHI ABITA IL CENTRO STORICO

"Un tempo c'era la cascina, il cortile, il buon vicinato... oggi la realtà è cambiata". Qui sotto trovate il dépliant di iniziative territoriali per mettere a confronto e suggerire azioni formative per meglio abitare il territorio. Il nostro centro storico ha molto bisogno di far uscire dal proprio "baule" informazioni ed esperienze e metterle a confronto con quanto esperti in materia ci possono suggerire. Approfittiamone partecipando agli eventi con le date che sono scritte nell'allegato sottostante.

LA PIAZZA E LE COMICHE

C'era da aspettarselo. Una piazza pagata per applaudire a delle sortite ridicole da bar sport. Il padrone della maggioranza ha fatto delle domande retoriche e nel contempo ridicole e sotto i vassalli a fare la òla e rispondere NOOOO!!!...
E dire che avrebbero risposto NOOO! anche molte persone di buon senso, non pagate; sarebbe bastato mettere sul personale la domanda: "avete mai subito un'intercettazione? Siete mai stati indagati? Sieta mai stati condannati? Avete mai evaso le tasse? Avete mai "epurato" i programmi televisivi? Avete mai fatto diktat "bulgari" contro giornalisti? Avete mai "sollecitato" un direttore del TG1? E ancora.... Avete mai visto un governo che finge di aver risolto la questione pattumiera a Napoli nascondendo il tutto da un'altra parte? Avete mai visto dei "set pubblicitari" a l'Aquila che presentavano delle mirabilanti realizzazioni inesistenti?
Ecco, sarebbe stato sempre un NOOOO!
Ha ragione la prima pagina dell'Unità, commentando le due manifestazioni di Roma (quella sull'acqua pubblica e quella della PDL): ACQUA PURA (Piazza Navona) ARIA FRITTA (S. Giovanni)

SERATA CON PENATI, CACCIARI E MARTINA: IO L'HO VISTA COSI'

Bella e interessante la serata in biblioteca con Cacciari, Penati e Martina.
Un ringraziamento a tutti coloro che si sono impegnati per la buona riuscita dell'evento.
E' stato interessante ribadire che nel centro destra e' in corso una lotta interna tremenda (alla quale si devono molto probabilmente i pasticci delle liste). Per ora il carisma (e i soldi) di Berlusconi riescono ancora a tenere tutti insieme ma prima o poi quell'alleanza rischia di finire in mille pezzi.
I nostri relatori dicevano giustamente che il PD non puo' assistere da spettatore a questo irreversibile processo di scomposizione delle destre ma viceversa dobbiamo agire da protagonisti.
Però come?
Se non sbaglio Cacciari propone alleanze con l'UDC per accelerare le contraddizioni del centro destra. Io penso che più che una linea diretta con gli stati maggiori dei partiti del centrodestra sia importante trovare una sintonia con il loro elettorato, che potrebbe anche cominciare a stancarsi delle promesse fatte e non mantenute.
Però noi siamo pronti a questo dialogo? Tante volte mi pare che nelle nostre riunioni ci autocelebriamo: siamo i più bravi, i nostri programmi sono decisamente migliori, noi sappiamo fare analisi politiche profonde e gli altri no ecc...poi però quando si vota prendiamo batoste memorabili e allora ecco la tentazione snob di prendersela con la gente: avete votato la destra adesso tenetevela, ogni popolo ha il governo che si merita ecc... Un po' più di umiltà e meno supponenza ci faciliterebbero nel dialogo con l'elettorato dei partiti avversari. Per questi motivi ho apprezzato e condiviso (anche se solo in parte) le critiche feroci che un nostro amico ha pubblicato sul blog. Rinnovamento e democrazia interna sono continuamente da ricercare, anche nel nostro partito: no a doppi o tripli incarichi, no ad incarichi che si protraggano troppo nel tempo, utilizzare le primarie (quando sia possibile e sensato) per la scelta dei candidati evitando le cooptazioni dettate dalle correnti di partito ecc... Da ultimo vorrei fare una provocazione riguardo al pensiero liberale. Se ho ben capito Penati diceva che questa destra si proclama liberale ma in realtà non lo e' affatto. Fin qui sono d'accordissimo. Non capisco però se il nostro partito debba configurarsi come liberale. Con tutto il rispetto che ho per questa ideologia ottocentesca devo però dire con decisione che altre sono le mie idee politiche di riferimento. Il PD è nato per il coraggio di persone che venivano prevalentemente dall'area del socialismo e del cattolicesimo democratico, per la necessità storica di unire diversi riformismi e far fronte comune. Certamente hanno aderito anche alcuni liberali, ed e' bene che sia così, ma non sono stati certamente il motore propulsore per la nascita del PD. Oggi però si parla solo di pensiero liberale, il pensiero socialista e cattolico democratico sembrano cose di cui vergognarsi profondamente. Il marketing dice che fanno perdere clienti. Sicuramente errori gravissimi sono stati fatti e la storia li documenta impietosamente però non credo che sia proprio tutto da buttare via. E nemmeno si parla più dei valori nei quali si credeva, l'uguaglianza, la giustizia sociale, il rispetto delle persone, della loro vita e della loro dignità, l'etica del lavoro, la pace contro la guerra come metodo di risoluzione dei conflitti internazionali. E' vero che forse ne abbiamo parlato troppo negli anni passati, e' vero che forse siamo stati spesso ipocriti però non credo che questi valori abbiano raggiunto la data di scadenza e siano da eliminare. Di sicuro vanno attualizzati per i tempi moderni ma non eliminati. E' difficile che i giovani possano entusiasmarsi per un partito pragmatico, senza grandi ideali. Un partito liberale, appunto.
a presto
carlo vallenzasca

venerdì 19 marzo 2010

RELAZIONE COMMISSIONE ASSEGNAZIONE ALLOGGI IN DEROGA GRADUATORIE

Grazie a Paolo Finazzi postiamo questa breve relazione della commissione di cui fa parte.

Ogg: Rif: commissione assegnazione alloggi in deroga graduatorie

il 16/3 si è riunita la commissione assegnazione alloggi in deroga : ecco alcune note

ALLOGGI POPOLARI A SERIATE

- gli alloggi ERP in Seriate sono 174 di cui 74 di proprietà del Comune di Seriate e 104 di proprietà ALER ... ma comunque tutti gestiti dal Comune di Seriate

- dei 174 alloggi, ogni anno, mediamente, se ne rendono disponibili (a causa di morte del proprietario, decadimento dei requisiti, ...) per nuova assegnazione (in accordo alla graduatoria) circa 10 alloggi
- di questi 10 alloggi il 20% (ovvero solo 2 alloggi/anno) possono essere assegnati in deroga alla graduatoria
- sono in corso di ultimazione una decina di alloggi ERP vicino alla RSA, che saranno assegnati con un bando nei prossimi mesi
- ... attualmente la graduatoria per l'assegnazione degli alloggi ERP
conta circa 180 famiglie in attesa e a seguito della crisi, negli ultimi mesi/anni il numero di domande è aumentato !

INCONTRO DELLA COMMISIONE

- La commissione si è riunita, i servizi sociali hanno presentato le 2 domande di assegnazione di alloggi in deroga (solo 2 domande sono state presentate) che riguardavano due casi veramente problematici
- caso A : cittadino extracomunitario, regolare, senza lavoro da 1 anno e con moglie e due figli di cui 1 gravemente malato (invalido 100%)
- caso B : signora italiana con problemi mentali (invalida 80%) che uscirà a breve da una comunità
- all'unanimità la commissione ha approvato di proporre l'assegnazione dei 2 alloggi disponibili ai due casi in questione

FILIPPO PENATI CI SCRIVE

Carissime, carissimi.

Mancano pochi giorni alle elezioni del 28 e 29 marzo prossimi. Sono giorni decisivi in cui tutti noi dobbiamo dare l'anima.

Dobbiamo fare tutto quanto è possibile perché la Lombardia si risvegli il 30 marzo con un nuovo governo.

La campagna elettorale che stiamo conducendo è anomala, la più caotica della storia della nostra terra. Berlusconi e Formigoni ci hanno posto in una condizione di incertezza. Per settimane non si è parlato dei progetti per la regione, ci si è dimenticati della crisi economica, dello sfascio della scuola, dei disagi delle famiglie, si è dibattuto solo di liste elettorali. Non si è condotta una campagna elettorale si è discusso se fare o no la campagna.

La democrazia si è ridotta a una battaglia di carte bollate. Tutto ciò è gravissimo. E la responsabilità è tutta dell'arroganza di Pdl e Lega. Che non si curano delle regole ma solo di riaffermare con sprezzo il proprio potere. Pdl e Lega hanno tolto ai cittadini anche un diritto elementare, quello di poter andare al voto, scegliere il proprio candidato e vedere il giorno il responso certo delle urne. Non possiamo tollerare tutto questo.

Non possiamo tollerare che chi governa mostri una tale arroganza, calpesti le più elementare regole dello stato democratico. In questa campagna elettorale il centro destra ha mostrato il suo volto più oscuro, quello di chi non si occupa mai degli interessi dei cittadini ma solo dei propri.

Mentre in Lombardia si perdono 50 mila posti di lavoro a palazzo Chigi si sbracciano per emanare decreti che giovano solo a chi governa, il lodo Alfano, lo scudo fiscale, il legittimo impedimento e da ultimo, il salvaliste e salvaFormigoni.

Non possiamo tollerare tutto questo. Non possiamo rassegnarci a un governo di bari. Per questo in questi pochi giorni che ci separano dalle elezioni tutti dobbiamo dare l'anima. Per far vincere la nostra alternativa di governo che è prima di tutto un'alternativa di legalità e di democrazia.

Con amicizia,

Filippo Penati

ALLE REGIONALI VOTA PD!

SCHIUMA SUL FIUME: CHI INQUINA? E CHI VIGILA?

Ieri sera, e ci dicono non sia la prima volta, era presente una vastissima area di schiuma sulla superficie del Serio, in prossimità del "salto" sotto al ponte della ferrovia. Abbiamo tentato di segnalare la questione alla polizia municipale ed alla protezione civile comunale ma, alle 20,00, non rispondeva nessuno...
Sicuramente c'è qualcuno che ha approfittato dell'imbrunire per travasare nel fiume un pò di schifezza. Contiamo che i nostri amministratori vigilino più attentamente ed intervengano affinchè questo non si verifichi più.

PENATI CACCIARI MARTINA (in sintesi)

16.03.2010 - PENATI, CACCIARI, MARTINA A SERIATE (sintesi) from Emmanuele Bonfanti on Vimeo.

mercoledì 17 marzo 2010

SCUSATE MA NON CAPISCO

Pubblichiamo questa lettera pervenuta a Bandolo Blog.

SCUSATE MA NON CAPISCO
Non capisco come il PD quando in una serata elettorale di confronto e riflessione parla tanto di lavoro e non nomina mai la parola sindacato.
Non capisco lo stupore di chi scopre che gli operai (non tutti e non credo nemmeno la maggioranza) votano Lega.
Non capisco perché non si capisce che la Lega almeno dà una spiegazione delle difficoltà di chi lavora (la colpa è degli extracomunitari).

Non capisco perché il PD non dia una spiegazione della crisi e quindi delle difficoltà dei lavoratori e si limiti a dire che il governo non fa abbastanza.
Non capisco perché si abbia paura di dire che è il liberismo a chiudere le fabbriche, che sono gli speculatori finanziari a strozzare le imprese artigianali.
Non capisco quelli che dicono che allungare l’età pensionabile è di sinistra ma intanto loro fanno un bel lavoro strapagato.
Non capisco il PD lombardo quando pensa che potremo vincere alleandoci con qualche pezzo del PDL quando questo comincerà a sgretolarsi per beghe interne.
Non capisco perché ci si debba affidare alla furbizia strategica (la stessa che ha fatto cadere il Governo Prodi).
Non capisco perché non si ricordi che già 15 anni fa scegliemmo un democristiano (Diego Masi) come candidato Presidente in Lombardia salvo perdere comunque e ritrovarcelo di lì a pochi anni in Forza Italia.
Non capisco perché si dice che mancano i giovani nel partito quando quello che gli si offre è una radiosa alleanza con l’UDC o con qualche profugo berlusconiano.
Non capisco perché su sette candidati bergamaschi alle regionali, cinque abbiano il loro comitato elettorale personale.
Non capisco perché con le difficoltà economiche che ogni circolo per fare un po’ di propaganda ci sia qualcuno disposto a spendere migliaia di euro per avere il suo posto in regione.
Non capisco che si critichi il presidente della Provincia perché è anche parlamentare e intanto vogliamo far diventare consigliere regionale chi è già segretario regionale del nostro partito oppure chi è già consigliere provinciale.
Non capisco se è così che marchiamo la differenza con gli arrivisti di destra.
Non capisco che bisogno abbia Cacciari di insegnare al San Raffaele, feudo personale di Don Verzè, il confessore di Berlusconi.
Dato che sono molte le cose che non capisco probabilmente sono un ignorante ed essendo ignorante continuo a dare una mano al PD sperando che diventi meglio di quello che è.
Ma anche la pazienza degli ignoranti ha i suoi limiti.

LA DESTRA DELLA PAURA

martedì 16 marzo 2010

…vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio................

…vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio.
Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio.
Anche l'assicurazione dell'auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l'assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.
Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio...

Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio. Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio. Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna!

PER VINCERE.

o. video

sabato 13 marzo 2010

CENTRO STORICO – SICUREZZA E/O EDUCAZIONE?


Seriate 13 marzo ore 8,20 del mattino. In via Cristoforo Colombo alcuni sacchetti di plastica non biodegradabile completamente rotti fanno bella mostra con tutta l'immondizia fuoriuscita nel bel mezzo della strada. I vigili urbani vengono avvisati una mezz'ora dopo via telefono, ma non è ovviamente il loro compito vigilare su coloro che hanno lasciato quell'immondizia. La gente non c'è, sono andati tutti all'iper a fare la spesa e nessuno ha visto niente. Probabilmente ve ne sono andati anche coloro che hanno lasciato quella bella opera d'arte in stile napoletano. Un auto passa e una bottiglia di plastica tra l'umido schizza da sotto la ruota dell'auto facendo un bel saltello. Uno spettacolo degno di questa città. Di una città che un bel mattino si è svegliata e ha deciso di avere come priorità programmatica politica il centro storico. Ore 11,15 . La strada è sempre la stessa e l'immondizia pure. Ma forse è giusto così, perché intervenire? Le regole ci sono e se qualcuno non le rispetta che colpa ne ha l'amministrazione che ha sempre amministrato bene e continua a farlo in nome della lega? Che colpa ne ha l'amministrazione se un proprietario affitta un bilocale e poi ci vanno ad abitare due, tre famiglie, 4, 10 componenti? Che colpa ne ha il proprietario, che deve in qualche modo guadagnare per vivere? E che colpa ne ha chi vi abita, che per sopravvivere e pagare l'affitto deve subaffittare o dividere l'appartamento con altri?
Se a fronte di tutto questo l'amministrazione comunale emanasse un bando di concorso per due operatori ecologico/educativo, destinato ai soli residenti del centro storico, pronti a intervenire in ogni momento della giornata senza dover aspettare chissà quale ditta di nettezza urbana che hanno già il loro bel da fare nel passare due volte a settimana, non risolverebbe, secondo voi, con poca spesa, un problema se non di sicurezza, almeno di decoro?

venerdì 12 marzo 2010

12.03.2010 - SCIOPERO GENERALE


PER IL RILANCIO DEL CENTRO STORICO E OLTRE ...

Il problema del degrado del centro storico è da vedere da vari punti di vista per non fare scelte che in futuro si potrebbero rivelare miopi. A fronte di analisi causa/effetto che vedono nel mirino delle discussioni i soliti immigrati e i comportamenti tra autoctoni con risvolti interpretativi da indurre a sterili regolamentazioni d’ogni sorta, sarebbe forse più stimolante porre il tema di tale rilancio in un’ottica più ampia e complessa che tenga conto del motore economico senza il quale nessuna buona intenzione potrà mai essere realizzata. Finora abbiamo visto a Seriate il gioco amministrativo degli oneri edilizi. In altri termini il comune si pagava la macchina amministrativa con la cementificazione e poco altro. Un gioco questo dei lanzichenecchi del cemento che economicamente porterà il paese inevitabilmente al collasso per il forte disequilibrio di un territorio fin troppo spremuto e che le mappe satellitari bene illustrano senza girarci attorno con tante parole. Da qui la necessità di ricorrere ad una riflessione più approfondita da parte dei singoli cittadini sui loro stili di vita e ad una scelta forte e condivisa della collettività, cioè una scelta popolare che si sforzi di individuare attraverso le conoscenze di esperienze storiche quegli elementi della natura rimasti e che ne avevano fatto in passato un insediamento vivibile. Ci è rimasto il fiume. Malconcio, inquinato, ma ci è rimasto. E’ l’ultimo elemento di madre terra che Seriate può sfruttare. Riempirlo di cemento? Colorarlo di palloncini? Può essere, ma potrebbe anche riempirsi di ninfee. Di ninfee?! Sì, di ninfee, pannelli fotovoltaici a forma di foglie di ninfea , si chiama biomimetismo del fotovoltaico in ambiente naturale. Sicuramente non arriveremo primi di altri cittadini nel mondo ( lo chiamano “solar lily pad” questo progetto ) ma qui c’è la Lega che preferisce spendere i nostri soldi per un ponte in Sicilia, mentre potrebbero servirci per rilanciare la nostra economia, con le nostre idee nel rispetto della natura! Peccato! Teniamolo presente per il futuro … un simile progetto, anche se apparentemente un po’ fantasioso ma con qualche modifica potrebbe “foraggiare” ulteriori progetti che la gente del centro storico ha sicuramente nel cassetto.

giovedì 11 marzo 2010

L'ANPI CONTRO IL "SALVALISTE" ANNUNCIA ANCHE LA PARTECIPAZIONE ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO

«Il decreto "salva liste" è un atto di forza inaccettabile. Un abuso da parte di
un governo che non solo non ha avvertito la necessità di scusarsi di fronte al
Paese per le irregolarità commesse, ma che è giunto a varare un decreto
orrendo, oltre che inammissibile perché piega la legge a marcati interessi di
parte. Il rischio di gravi scontri politici è reale, ma per evitarli non si possono
eludere i principi fondamentali della Costituzione su cui si fondano lo stato di
diritto e la nostra democrazia.

Presidenza e Segreteria nazionali dell'ANPI»

martedì 9 marzo 2010

ELEZIONI 2010

LA LEGA STATALISTA

Dopo tante frottole sta emergendo il vero spirito leghista: lo statalismo spinto. Dopo averci tolto l'unica risorsa veramente federale, l'ICI, ora legiferano da stato eminentemente centralista. Il decreto per sanare le irregolarità nelle liste per le regionali pretende di statalizzare una materia evidentemente federale, come la legge elettorale che è appunto, appannaggio delle regioni. Bela roba...

sabato 6 marzo 2010

FORMIGOGNA

Benvenuti a Formigogna, una regione settentrionale della repubblica delle banane. Dovete sapere che a Formigogna c'è almeno metà della popolazione che è tenuta sotto scacco, sotto tortura psicologica, da una classe dirigente indegna anche della prima repubblica. Il governatore di Formigogna è un adepto di una specie di setta fondamentalista religiosa che, caso strano, riceve contributi a pioggia indiscriminati e posti pubblici in cambio di una crocetta tracciata su un foglio di carta durante una scampagnata domenicale alle scuole del paesello.
Questa volta a Formigogna qualcosa non ha funzionato e gli adepti del partito dell'amore si sono fatti beccare in falsificazione di firme e timbri ed irregolarità amministrative varie. Al solito, una corte d'appello piena di giudici incapaci, ha stabilito che il partito dell'amore non poteva presentare le sue liste. Apriti cielo!

I ministri di uno strano partito che ha come simbolo l'erbetta con cui ci si fanno le canne hanno subito tuonato, riferendosi agli adepti del partito dell'amore: "branco di incapaci, dilettantucoli da strapazzo!" Tal Maroni, eminente esponente del governicchio bananicolo, ha precisato: "impossibile qualsiasi decreto!". Infatti, poco dopo, il suo capo ha rafforzato il concetto: " stiamo preparando un decreto urgente!". E decreto fu! Formigogna si è salvata. Le leggi è giusto non rispettarle, ormai lo fanno sempre meno persone, e tanto arriva sempre un condono, uno scudo, un decreto. Dicono voci maligne di tal stampa estera gossippara stile "Economist", che ormai nella repubblica delle banane il governo legifera per riparare solo alle ruberie, furberie, malefatte dei suoi adepti dell'amore, primo tra tutti il capo supremo. I problemi reali rimossi, tanto non passano in TV e tanto il TG1 dice che Mills è stato assolto (invece è stato giudicato colpevole ma di un reato prescritto grazie ad una legge del corruttore). In questa repubblica, anche le banane cominciano a pensare di espatriare....

DOMENICA MATTINA TUTTI AL GAZEBO, CONTRO IL CONDONO ELETTORALE TRUFFA

Domani mattina consueto gazebo alla biblioteca. Chiediamo una presenza massiccia, anche per testimoniare il nostro sdegno rispetto al condono elettorale, ennesima truffa a danno degli onesti e dei puliti. VI ASPETTIAMO!

martedì 2 marzo 2010

IL FASTIDIO PER LE REGOLE E LE SCORCIATOIE DELLA DESTRA

Finirà tutto a tarallucci e vino, nel frattempo se la stanno facendo sotto. Ve lo immaginate l’innominato davanti al collaboratore di turno? “Imbecille, nel decreto mille proroghe dovevi metterci anche la falsificazione di firme e le irregolarità amministrative!, Cribbio!” D’altro canto il fastidio che questa destra ha sempre manifestato verso le regole è evidente. Qualsiasi pronunciamento, di qualsiasi autorità di controllo, se non è a loro favore, viene derubricato ad atto politico per delegittimare una parte. Sono ridicoli. All’estero ridono di questi attori da avanspettacolo, a noi, che ce li sorbiamo tutti i giorni, non resta che sperare in tempi migliori, magari già dalle prossime regionali….

VERSO LE REGIONALI: TAVOLA ROTONDA A ZANICA

lunedì 1 marzo 2010

CULTURA OPERAIA: LA MIA STORIA

Sono nato 52 anni fa a Dalmine , paese operaio dalla nascita. Infatti il suo nome si lega a quello della fabbrica che ospita : La Dalmine spa (Anche se adesso ha cambiato nome)
Tutta la mia famiglia era composta da operai che hanno lavorato nella fabbrica che quando ero bambino occupava circa 7000 lavoratori. Un paese nel paese.
La tipica composizione famigliare era costituita da padre operaio ( O impiegato) madre casalinga e figli.
La vita di tutto il paese era scandita dai ritmi della fabbrica : la classica sirena si sentiva in tutte le frazioni e dettava i tempi della sveglia mattutina e dell’ora del mangiare. Ci si regolava con quelle sirene, altro che Big Ben…

Esistevano oltre alle frazioni due quartieri di proprietà della fabbrica :
- Le ville – Quartiere costituito appunto da villette date in concessione ai quadri e ai dirigenti
- La Bagina – Quartiere operaio fatto da case più modeste ma dignitose dove intere generazioni si sono passate il testimone del lavoro in fabbrica che garantiva anche la casa
( Oltre ad altri benefits).
Proprio nelle vie perpendicolari di questo quartiere operaio spesso noi ragazzini si andava giocare poiché erano tutte strade a fondo chiuso e quindi meno pericolose.
Naturalmente a volte gli schiamazzi erano un po’ forti. A quel punto inevitabilmente una mamma, una moglie compariva alla altrettanto inevitabile finestra e urlava inferocita:”E’ ora di finirla, c’è gente che fa la notte qui “ (In bergamasco suona molto meglio!)
Nel mio ricordo nessuno ha mai reagito a tale sgridata e tutti ce ne andavamo con la coda tra le gambe a giocare da un’altra parte. E guai se mia mamma o mio papà fossero venuti a sapere che avevo disturbato “chi faceva la notte” perché allora erano cazzi( Ma allora non si diceva così).
Perché ci sono intere generazioni a Dalmine (e non solo ovviamente) che hanno dato 30/40 anni della loro vita alternando al lavoro una settimana dalle sei alle due, una dalle due alle dieci, una la notte. Per 30 anni!! Mi son sempre domandato come abbiano potuto quelle persone avere quella forza fisica e psicologica da reggere un tale sacrificio. E così le loro famiglie, i loro figli e mogli.
Imponevano rispetto e ammirazione. Così era.
E anche il traffico e la viabilità del paese era rispettosa degli operai e del loro lavoro. Quando “la massa umana “ usciva dalla fabbrica negli orari principali tutti si fermavano. Non c’erano precedenze o stop o sensi unici : uscivano gli operai. Tutti fermi. Era gente che aveva un’ora per mangiare e poi tornava a lavorare. Non si poteva far perdere loro del tempo. Erano la linfa vitale della comunità.
Una leggenda metropolitana racconta di un vigile particolarmente carogna (Ogni tanto ci sono) che alla sera all’uscita delle 22 si appostava fuori dalla fabbrica e multava chi aveva “la gemma “ rotta o il fanalino non funzionante. Sempre la leggenda metropolitana narra che “la giustizia proletaria” gli abbia fatto passare la voglia di fare quel che faceva e sia stato ricondotto a più miti consigli.
Delle varie immagini che ricordo in casa mia oltre alle immancabili Madonne e Crocifissi appese di solito sopra il lettone, c’erano gli attestati di fedeltà consegnati dopo 20 o 30 anni e personalizzati.
Bè, quelli erano appesi in cucina dove passavamo la maggior parte del tempo di vita in comune , dove offrivi il caffè ai parenti e agli amici. Erano ben in mostra e quello di mio nonno è rimasto lì anche dopo la sua morte. Era la testimonianza di un attaccamento al lavoro, alla sua dignità, a quelle ore di fatica che consentivano di vivere e far vivere.
Ma questo tessuto sociale offriva anche altre opportunità. Nel mio caso mi ha permesso di laurearmi. Di diventare Ingegnere (Si, con la I maiuscola!) . Ho raggiunto questo obbiettivo perché i miei genitori hanno fatto uno sforzo ulteriore, perché la fabbrica mi ha permesso di lavorare il sabato e la domenica per pagarmi l’università. Ho avuto questa opportunità e anch’io però ho fatto i miei sacrifici. E la mia famiglia né è stata orgogliosa, e gli amici di famiglia e i conoscenti erano anch’essi orgogliosi . Perché tutto quell’insieme di tute blu, di sudore, di onestà e dignità avevano permesso a me (E ad altri) di raggiungere un prestigioso traguardo. E io sarò sempre riconoscente a quell’insieme di storie, fatiche, solidarietà di avermi dato quell’opportunità.
Migliaia di altri ricordi e sensazioni potrei raccontare e un giorno forse lo farò. Un’ultima cosa vorrei dirvi. Negli anni settanta, quando si è formata la mia cultura ed esperienza politica si vaneggiava di “cultura operaia”, persino Claudio Lolli si chiedeva dov’era. E si mitizzava la figura dell’operaio, della classe operaia. Non c’era e non c’è niente di mitico. Ci sono persone, alcune migliori di altre alcune peggiori. E’ la condivisione di valori e sacrifici e di lotte che li accumunavano. La cultura operaia per me ha significato il rispetto per il lavoro, per chi lo esercita. Per il senso di onestà, di sacrificio e al tempo stesso di orgoglio e dignità che essa rappresenta.
E’ per questo che ancora adesso il mio rispetto per quel mondo e quella cultura è enorme.
E’ per questo che non sopporto che umiliazioni, privazioni dei fondamentali diritti, invisibilità nei confronti di quel mondo, il mio mondo, possano farla franca e quindi farò il possibile perché quanto conquistato in tanti anni di lotte e sacrifici non venga disperso .

Roberto Cavagna