Cari democraticidavvero un manifesto del genere ce lo potevate risparmiare. Ho dovuto leggere quattro volte la frase "La maggioranza nega l'evidenza di tempi di orientamento ed iscrizione ormai insostenibili per scuole e famiglie" prima di capire cosa significasse. Forse sarò tonto. Cosa c'è che non va nella riforma della maggioranza? Voi avete un'idea alternativa per una riforma delle superiori o vi basta il dialogo con la maggioranza? E tutto finisce con il chiedere il voto alle regionali di marzo? O forse "punire e porre un freno" significano qualcosa d'altro? Ma è questo il modo di parlare chiaro?
"Nuove" superiori e apprendistato: altre picconate alla scuola di Giovanni Bachelet
La maggioranza non ha sottoscritto la richiesta unanime di rinvio da parte di PD, Italia dei Valori e UDC, ed ha approvato da sola, in commissione, un parere positivo ai "nuovi" regolamenti delle superiori.
Hanno ragione quanti si rammaricano: con questa scelta, negando l'evidenza di tempi di orientamento ed iscrizione ormai insostenibili per scuole e famiglie e sottovalutando diversi rilievi del Consiglio di Stato, la maggioranza ha perso l'occasione storica di condividere con le opposizioni una riforma delle superiori degna di tal nome, cioè capace di razionalizzare e innovare identificando (anziché azzerare) le sperimentazioni di successo.
Il mancato risparmio provocato dal rinvio chiesto da tutte le opposizioni era ampiamente finanziabile con i proventi straordinari del cosiddetto scudo fiscale. Il rinvio avrebbe consentito l'ordinata riorganizzazione di docenti e orari nelle scuole, l'adeguata informazione di famiglie e ragazzi sulla nuova offerta didattica e non ultimo un supplemento di riflessione necessario a dare ordine e senso a curricula e quadri orari che al momento appaiono, tranne rare eccezioni, improvvisati e abborracciati.
L'inflessibilità e la non rinviabilità di questa pseudoriforma ne svela la ragione ultima: tagliare ore e cattedre per realizzare subito, a qualunque costo, i tagli di Tremonti. Solo così si spiegano, per fare due esempi, la riduzione di ore e la distruzione di qualunque parvenza di unitarietà proprio nel biennio dell'obbligo, o la drastica riduzione dei laboratori proprio negli istituti tecnici.
L'approvazione simultanea oggi, in altra sede parlamentare, dell'apprendistato a 15 anni, che vanifica l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 16 anni (ultima vera riforma, fatta dal centrosinistra), completa il quadro di un governo classista, pasticcione e privo di anima e visione strategica dell'istruzione, in forte discontinuità non solo con Berlinguer e Fioroni, ma perfino con Moratti. Ha quindi ragione la presidente Aprea a richiamare il tema del consenso elettorale: a fine marzo, quando i ragazzi non sapranno ancora il destino che li attende alle superiori, famiglie e operatori della scuola potranno, col voto, cominciare a punire e porre un freno ai guai prodotti da questo governo.
Giovanni Bachelet è presidente del Forum Nazionale Istruzione del Partito Democratico
Scuola, la riforma Gelmini non decolla L’incertezza regna sovrana e riguarda le famiglie che devono iscrivere per la prima volta i propri figli alla scuola secondaria superiore. Il termine è slittato dal 30 gennaio al 26 marzo. La scelta riguarda oltre 600 mila ragazze e ragazzi
di Pino Patroncini
Era il 30 gennaio il termine solito per le iscrizioni, ma il ministro Gelmini lo ha fatto scivolare per il secondo anno consecutivo al 27 febbraio, però per iscriversi alle scuole secondarie superiori è stata stabilita la data del 26 marzo. Con ciò il ministro Gelmini ha ammesso che, nonostante i mille annunci, la sua “riforma” della secondaria superiore stenta a partire. Una situazione di incertezza regna sovrana e riguarda soprattutto le famiglie che devono iscrivere per la prima volta i propri figli alla scuola secondaria superiore. La scelta riguarda oltre 600.000 ragazze e ragazzi che ogni anno passano alle superiori, circa il 98% di coloro che escono dalla scuola media, un dato che solo qualche anno fa registrava percentuali molto minori (basti pensare che dieci anni fa siaggirava sull’85%). Infatti si può dire tutto il bene o il male che si vuole della nostra scuola, ma un dato incontestabile c’è: il flusso delle iscrizioni alla superiore è andato assai più veloce delle diatribe su obbligo scolastico, diritto-dovere o obbligo di istruzione che dir si voglia. Si può dire che mentre la politica si lambiccava con le definizioni “de jure”, l’obbligo scolastico avanzava “de facto” per libera scelta delle famiglie.
Ma ciò, in assenza di una corrispondente politica scolastica di accoglienza, ha dato luogo poi ad un altrettanto alto tasso di abbandoni e dispersione negli anni successivi (intorno al 20%). Sicché per un 98% di entrate nella secondaria superiore, oggi l’uscita con titoli si colloca intorno all’80%, al di sotto cioè di quell’85% che Lisbona aveva fissato per il 2010 come obiettivo per tutti paesi europei. Di questa mancata politica di accoglienza fa parte anche l’insufficienza strutturale del sistema.
Basti pensare che lo scorso anno il tasso di bocciature nei primi due anni anziché diminuire è passato dal 18 al 21%. Figuriamoci cosa accadrà se, come impongono i tagli di Tremonti, le nuove misure si applicheranno anche sulle seconde classi: avremo studenti che vedranno il primo tempo di un film e il secondo tempo di un altro, in una situazione di confusione e disorientamento che favorirà l’abbandono piuttosto che la lotta alla dispersione scolastica. Il fatto è che l’obbligo di istruzione fino a 16 anni esiste solo sulla carta. Non esiste nella “riforma Gelmini” un’area di discipline comuni che permetta il riorientamento degli alunni nei primi due anni: in altre parole niente biennio unitario. Si dice che ora il ministro ci stia in qualche misura ripensando, ma di fatto la logica della sua “riforma” separa i licei dai tecnici e dai professionali più di qualsiasi altro disegno precedente.
E non giova certo l’aver confermato per l’eternità la possibilità di assolvere l’obbligo anche nella formazione professionale. Si conferma, quindi, una separazione precoce, a 13 anni di età, non solo fra chi è debole socialmente e culturalmente e quindi “naturalmente” destinato ai percorsi regionali di formazione professionale, ma anche all’interno dello stesso sistema dell’istruzione, per il quale non esiste neppure l’ipotesi di un biennio unitario, unica opzione coerente alla scelta, a dire il vero fatta dal precedente governo, di aumentare la durata dell’obbligo scolastico. Si rafforzano le canalizzazioni, all’interno di una concezione gerarchica dei saperi obsoleta, che non tiene conto delle modifiche sostanziali intervenute sia sul versante sociale che su quello economico e del mercato del lavoro.
Il fatto che il volantino sia un brutto volantino non fa della riforma una bella riforma. Come già accaduto con quella della scuola primaria si propagandano contenitori mezzi vuoti (secondo il consiglio di stato mancano:indicazioni nazionali riguardanti competenze, abilità e conoscenze in riferimento agli obiettivi specifici di apprendimento - classi di concorso e articolazione delle cattedre - rideterminazione dei quadri orario per le classi successive alla prima ecc ecc) come riforme epocali, lasciando poi le fatiche e la complessità dell'organizzazione alle singole scuole. Al Ministero questa la chiamano AUTONOMIA. In pratica si avrà una riduzione generalizzata di ore di lezione, lo studio della geografia scomparità quasi completamente, fine dello studio di due lingue straniere (studio introdotto 6 anni fa alla scuola media, pardon secondaria di 1° grado). In sintesi: MENO ORE MENO INSEGNANTI MENO SPESA
5 commenti:
Cari democraticidavvero un manifesto del genere ce lo potevate risparmiare.
Ho dovuto leggere quattro volte la frase "La maggioranza nega l'evidenza di tempi di orientamento ed iscrizione ormai insostenibili per scuole e famiglie" prima di capire cosa significasse.
Forse sarò tonto.
Cosa c'è che non va nella riforma della maggioranza?
Voi avete un'idea alternativa per una riforma delle superiori o vi basta il dialogo con la maggioranza?
E tutto finisce con il chiedere il voto alle regionali di marzo?
O forse "punire e porre un freno" significano qualcosa d'altro?
Ma è questo il modo di parlare chiaro?
20/1/2010
"Nuove" superiori e apprendistato: altre picconate alla scuola
di Giovanni Bachelet
La maggioranza non ha sottoscritto la richiesta unanime di rinvio da parte di PD, Italia dei Valori e UDC, ed ha approvato da sola, in commissione, un parere positivo ai "nuovi" regolamenti delle superiori.
Hanno ragione quanti si rammaricano: con questa scelta, negando l'evidenza di tempi di orientamento ed iscrizione ormai insostenibili per scuole e famiglie e sottovalutando diversi rilievi del Consiglio di Stato, la maggioranza ha perso l'occasione storica di condividere con le opposizioni una riforma delle superiori degna di tal nome, cioè capace di razionalizzare e innovare identificando (anziché azzerare) le sperimentazioni di successo.
Il mancato risparmio provocato dal rinvio chiesto da tutte le opposizioni era ampiamente finanziabile con i proventi straordinari del cosiddetto scudo fiscale. Il rinvio avrebbe consentito l'ordinata riorganizzazione di docenti e orari nelle scuole, l'adeguata informazione di famiglie e ragazzi sulla nuova offerta didattica e non ultimo un supplemento di riflessione necessario a dare ordine e senso a curricula e quadri orari che al momento appaiono, tranne rare eccezioni, improvvisati e abborracciati.
L'inflessibilità e la non rinviabilità di questa pseudoriforma ne svela la ragione ultima: tagliare ore e cattedre per realizzare subito, a qualunque costo, i tagli di Tremonti. Solo così si spiegano, per fare due esempi, la riduzione di ore e la distruzione di qualunque parvenza di unitarietà proprio nel biennio dell'obbligo, o la drastica riduzione dei laboratori proprio negli istituti tecnici.
L'approvazione simultanea oggi, in altra sede parlamentare, dell'apprendistato a 15 anni, che vanifica l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 16 anni (ultima vera riforma, fatta dal centrosinistra), completa il quadro di un governo classista, pasticcione e privo di anima e visione strategica dell'istruzione, in forte discontinuità non solo con Berlinguer e Fioroni, ma perfino con Moratti. Ha quindi ragione la presidente Aprea a richiamare il tema del consenso elettorale: a fine marzo, quando i ragazzi non sapranno ancora il destino che li attende alle superiori, famiglie e operatori della scuola potranno, col voto, cominciare a punire e porre un freno ai guai prodotti da questo governo.
Giovanni Bachelet è presidente del Forum Nazionale Istruzione del Partito Democratico
Scuola, la riforma Gelmini non decolla
L’incertezza regna sovrana e riguarda le famiglie che devono iscrivere per la prima volta i propri figli alla scuola secondaria superiore. Il termine è slittato dal 30 gennaio al 26 marzo. La scelta riguarda oltre 600 mila ragazze e ragazzi
di Pino Patroncini
Era il 30 gennaio il termine solito per le iscrizioni, ma il ministro Gelmini lo ha fatto scivolare per il secondo anno consecutivo al 27 febbraio, però per iscriversi alle scuole secondarie superiori è stata stabilita la data del 26 marzo. Con ciò il ministro Gelmini ha ammesso che, nonostante i mille annunci, la sua “riforma” della secondaria superiore stenta a partire. Una situazione di incertezza regna sovrana e riguarda soprattutto le famiglie che devono iscrivere per la prima volta i propri figli alla scuola secondaria superiore. La scelta riguarda oltre 600.000 ragazze e ragazzi che ogni anno passano alle superiori, circa il 98% di coloro che escono dalla scuola media, un dato che solo qualche anno fa registrava percentuali molto minori (basti pensare che dieci anni fa siaggirava sull’85%). Infatti si può dire tutto il bene o il male che si vuole della nostra scuola, ma un dato incontestabile c’è: il flusso delle iscrizioni alla superiore è andato assai più veloce delle diatribe su obbligo scolastico, diritto-dovere o obbligo di istruzione che dir si voglia. Si può dire che mentre la politica si lambiccava con le definizioni “de jure”, l’obbligo scolastico avanzava “de facto” per libera scelta delle famiglie.
Ma ciò, in assenza di una corrispondente politica scolastica di accoglienza, ha dato luogo poi ad un altrettanto alto tasso di abbandoni e dispersione negli anni successivi (intorno al 20%). Sicché per un 98% di entrate nella secondaria superiore, oggi l’uscita con titoli si colloca intorno all’80%, al di sotto cioè di quell’85% che Lisbona aveva fissato per il 2010 come obiettivo per tutti paesi europei. Di questa mancata politica di accoglienza fa parte anche l’insufficienza strutturale del sistema.
Basti pensare che lo scorso anno il tasso di bocciature nei primi due anni anziché diminuire è passato dal 18 al 21%. Figuriamoci cosa accadrà se, come impongono i tagli di Tremonti, le nuove misure si applicheranno anche sulle seconde classi: avremo studenti che vedranno il primo tempo di un film e il secondo tempo di un altro, in una situazione di confusione e disorientamento che favorirà l’abbandono piuttosto che la lotta alla dispersione scolastica. Il fatto è che l’obbligo di istruzione fino a 16 anni esiste solo sulla carta. Non esiste nella “riforma Gelmini” un’area di discipline comuni che permetta il riorientamento degli alunni nei primi due anni: in altre parole niente biennio unitario. Si dice che ora il ministro ci stia in qualche misura ripensando, ma di fatto la logica della sua “riforma” separa i licei dai tecnici e dai professionali più di qualsiasi altro disegno precedente.
E non giova certo l’aver confermato per l’eternità la possibilità di assolvere l’obbligo anche nella formazione professionale. Si conferma, quindi, una separazione precoce, a 13 anni di età, non solo fra chi è debole socialmente e culturalmente e quindi “naturalmente” destinato ai percorsi regionali di formazione professionale, ma anche all’interno dello stesso sistema dell’istruzione, per il quale non esiste neppure l’ipotesi di un biennio unitario, unica opzione coerente alla scelta, a dire il vero fatta dal precedente governo, di aumentare la durata dell’obbligo scolastico. Si rafforzano le canalizzazioni, all’interno di una concezione gerarchica dei saperi obsoleta, che non tiene conto delle modifiche sostanziali intervenute sia sul versante sociale che su quello economico e del mercato del lavoro.
Anonimo, rilassati, non sei tonto, soltanto un pò disinformato..
Il fatto che il volantino sia un brutto volantino non fa della riforma una bella riforma.
Come già accaduto con quella della scuola primaria si propagandano contenitori mezzi vuoti (secondo il consiglio di stato mancano:indicazioni nazionali riguardanti competenze, abilità e conoscenze in riferimento agli obiettivi specifici di apprendimento - classi di concorso e articolazione delle cattedre - rideterminazione dei quadri orario per le classi successive alla prima ecc ecc) come riforme epocali, lasciando poi le fatiche e la complessità dell'organizzazione alle singole scuole. Al Ministero questa la chiamano AUTONOMIA.
In pratica si avrà una riduzione generalizzata di ore di lezione, lo studio della geografia scomparità quasi completamente, fine dello studio di due lingue straniere (studio introdotto 6 anni fa alla scuola media, pardon secondaria di 1° grado).
In sintesi: MENO ORE MENO INSEGNANTI MENO SPESA
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