La recente polemica scatenata dalle mirabolanti proposte sulle infrastrutture fatte da governo mette a nudo il vecchio vizio, tutto italico, di parlare per spot ed aprire discussioni sui titoli invece che sui contenuti. Parliamo del ponte sullo stretto, faraonica impresa o, meglio, cattedrale nel deserto…
… Il governo ha detto che si farà (con i ministri leghisti assenti o disattenti..), anzi ha parlato già di posa della prima pietra. Si sono dimenticati di dire come e dove verranno reperite le risorse, del fatto che il progetto esecutivo ancora non esiste e che, di fatto, ci sono una miriade di aspetti ancora da risolvere. Ci ha pensato la Corte dei Conti che, per dare il benestare all’opera, ha richiesto dei dettagli più specifici e circostanziati rispetto alle stime di sostenibilità economica (in sostanza la quantità di passaggi ed il relativo costo del biglietto finanzieranno l’opera) che, secondo il parere della Corte stessa, lascia dei dubbi in relazione anche al fatto che la crisi ha sancito la fine delle certezze in tema di prevedibilità e ciclicità in economia e che stime di introito a quel livello non possono essere aleatorie, pena l’insostenibilità finanziaria dell’opera (ve lo immaginate il cartello?: ponte chiuso per fallimento…) . Inoltre lo studio di un ponte a campata unica che, in sostanza, è circa il doppio in lunghezza del più grande ponte dello stesso tipo esistente al mondo (in Giappone), richiederebbe approfondimenti tecnici ed ingegneristici molto più dettagliati. E dire che saremmo già contenti di fare i 450km tra Salerno e Reggio Calabria in 5 ore e mezza invece che le 8 di media… (poi la mezzoretta di traghetto sarebbe anche piacevole…).
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