mercoledì 16 settembre 2009

VA TUTTO BENE, LE AZIENDE CHIUDONO...

I nostri governanti ostentano sicurezza nel dire che la crisi è passata, che chi parla di difficoltà è perchè vuole "remare contro". Pubblichiamo una lettera di un'azienda agricola della bergamasca che è girata nel mondo dei GAS (Gruppi acquisto solidali). Tanto per rendersi conto dell'aria che tira....
Agripiccola nasce nel 2003 con l’intento di costituire un volano finanziario a sostegno della nostra associazione di volontariato “Piccola Comunità Onlus” che si occupa di persone con malattie mentali.
In questo periodo ci troviamo in una difficile situazione economica, come tantissimi altri piccoli produttori del territorio. Alle difficoltà causate dalla competizione con la grande produzione industriale, che immette sul mercato prodotti di scarsa genuinità ma ad un prezzo molto più basso, si aggiungono ora gli effetti della crisi economica.
I costi di produzione che si trova a dover sostenere un piccolo produttore agricolo come noi sono più alti rispetto a quelli dell’industria alimentare, sia perché le materie prime e le tecniche di lavorazione “buone, pulite e giuste” costano di più, sia perché il volume della produzione su cui incidono i costi fissi (per esempio i dipendenti – da noi assunti con regolari contratti a tempo indeterminato- , i costi di manutenzione degli impianti, ecc) è minore.
Inoltre, in questo periodo di crisi, il volume delle vendite si sta riducendo e fatichiamo a trovare nuovi canali, trovandoci spesso costretti a scendere a patti con la grande distribuzione che però paga i prodotti molto meno di quanto ci costi produrli.
Anche le famiglie dei gruppi di acquisto solidale iniziano a faticare ad arrivare a fine mese, i mercati si svuotano e la vendita diretta si riduce. Inoltre, rifiutando la vendita in nero, spesso veniamo rifiutati dai compratori. Queste difficoltà ci impediscono di migliorare ulteriormente la qualità della nostra produzione. Per esempio ci troviamo a dover ricorrere all’uso di mangimi non ecologici perché non riusciremmo a sostenere il costo maggiore di quelli biologici.
Si innesca così un circolo vizioso per cui i nostri prodotti vengono rifiutati da quella fetta di consumatori sensibili ad un modello di consumo alternativo, che sarebbero per noi di fondamentale sostegno.
Tantissimi piccoli produttori locali si trovano nelle nostre stesse condizioni e moltissimi stanno chiudendo le loro aziende. L’unica possibilità alternativa è quella di avviare una collaborazione con chi, come voi, è sensibile a queste problematiche.
La nostra necessità attuale sarebbe quella di trovare uno sbocco di vendita che ci permetta una boccata di ossigeno in modo da poter sostenere i costi di produzione e riprendere il cammino verso una completa conversione della nostra produzione secondo i criteri di sostenibilità, che noi stessi condividiamo ma che purtroppo non riusciamo a soddisfare in questo momento.
Inoltre questo ci permetterebbe di avviare a nostra volta collaborazioni con altri piccoli produttori (ad esempio per la fornitura delle materie prime di cui la nostra azienda non dispone), creando reti di economia solidale a cascata.
Crediamo che questa sia l’unica risposta alternativa possibile all’attuale crisi economica, verso la costruzione di un sistema economico alternativo e realmente sostenibile, fondato sui principi della filiera corta, sul rispetto dell’ambiente e del lavoro e su un’equa distribuzione delle ricchezze. Perché tutto ciò si realizzi è necessario uno sforzo duplice, da parte di noi produttori e da parte di voi consumatori. Per questo ci rivolgiamo al vostro GAS, assicurando da parte nostra il massimo impegno verso la realizzazione di una produzione fondata sui valori di equità e giustizia in cui noi stessi crediamo fermamente.
P.S.
Per chi fosse interessato al mondo dei gas: http://www.retegas.org/

0 commenti: