mercoledì 9 settembre 2009

DAL LAGO : 1 - SAITA : 0 Match letterario nella Biblioteca di Seriate

Questo il risultato della sfida tra i due contendenti chiamati a dare un giudizio letterario sul libro Cuore, il romanzo noto a generazioni di bimbi italiani.E’ un libro superato sia nello stile sia nei temi sviluppati – ha sostenuto Saita. De Amicis mette in bocca a un bambino una lingua retorica, inadatta alla sua età, infarcita di sentimentalismo. Lo fa vivere in un mondo triste, pieno di sofferenza, lontano dalla religione. Non è un libro educativo perché non parla alla testa, alla ragione, facendo leva solo sui “buoni sentimenti”. Il romanzo non ha neppure una struttura narrativa. Esso rispecchia la cultura e la sensibilità del suo autore, un liberal-massone, con una famiglia impresentabile e una vita poco limpida, spinto a scrivere il libro per un sicuro guadagno, visto che già alla sua uscita è stato imposto in tutte le classi del regno. In sostanza un libro che marca le differenze tra le classi sociali a vantaggio della borghesia che si pone, con i suoi privilegi, al di sopra delle classi povere. Non merita il grande successo che ha avuto nel corso delle generazioni.
Con buona ragione è stato un testo base nell’educazione linguistica, morale e intellettuale di generazioni di bambini italiani – ha replicato Dal Lago. De Amicis ha compiuto un’impresa di unificazione nazionale attraverso quest’opera letteraria, con la ricerca di un linguaggio accessibile a tutti e un sistema di valori capace di trasmettere la carica ideale necessaria al costituirsi di una nuova nazione. Nel Cuore si parla ai ragazzi borghesi di morte, malattia e fame perché queste erano le esperienze comuni e quotidiane di gran parte della popolazione e De Amicis voleva che i modesti privilegiati della media borghesia se ne rendessero conto. L'assenza della parola felicità era una precisa una scelta pedagogica: non si ha il diritto di essere felici, quando la maggior parte della popolazione vive nella quotidiana infelicità, così come si apprezza pienamente la vita solo quando si è messi a confronto con la morte. Questo disegno pedagogico di De Amicis fu un vero e proprio impegno post-risorgimentale a fare gli italiani con un'educazione nuova, non più regionalistica né clericale, dopo che era stata fatta l'Italia. De Amicis individuò nella scuola la chiave della questione sociale assegnandole la funzione unificatrice dei diversi popoli e delle classi sociali dell’Italia del tempo.
Il folto pubblico presente all’incontro, incaricato di valutare con un voto le tesi dei due contendenti, ha dato ragione a Dal Lago a grande maggioranza con 514 voti a favore e 279 contrari.

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