sabato 27 giugno 2009
NOI CERCHIAMO DI ESSERE OTTIMISTI, MA GUARDANDOCI IN GIRO...
L'ottimismo ostentato e richiesto a tutti dal premier non è comprensibile. Su cosa si baserebbe questo ottimismo? Sulle fabbriche che chiudono? Sulla cassa integrazione a livelli record? Sul fatto che molte aziende hanno esaurito la cassa disponibile e da Settembre ne dovrebbero richiedera altra? Sui versamenti INPS per cassa e disoccupazione che stanno subendo ritardi impressionanti? Sul monte ordinativi della aziende in enesorabile calo? Più che ottimismo, visto dal lato del buon padre di famiglia, sarebbe irresponsabilità. Quella elargita a piene mani dal governo che attua solo ridicole misure una tantum, che non convincono più nessuno. La capacità di trovare soluzioni funzionali ad affrontare la drammaticità di questa crisi è praticamente zero. Dal governo arrivano proclami altisonanti amplificati a reti unificate (ricordate? Le centrali nucleari, il ponte sullo stretto - che, detto tra noi, è molto meglio lasciare perdere - ), quando invece sarebbero necessarie misure urgenti, come opere pubbliche, anche piccole, ma specialmente utili. Una ripassata delle capacità di governo dei vari Amato e Ciampi e della rappresentatività sindacale da uomo di stato alla Trentin urge. Subito.
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4 commenti:
Il suo conto in banca non è in rosso quindi perchè dovrebbe essere pessimista?
Anche il suo non è certamente in rosso e nemmeno quello di tutti i seriatesi. Anche perché se lo fosse ci penserebbe il comune a farglielo ritornare verde ... per essere in tema. Non è vero?
Ma attenzione,il parametro di controllo più importante dell'economia è per noi l'aumento del potere d'acquisto degli individui.
Non tenere conto di questo fattore è una delle cause principali della crisi economica mondiale in atto. L'economia gira con me, diceva lo slogan di una campagna pubblicitaria per incentivare i consumi, ma come si può fare girare l'economia se le persone comuni non hanno abbastanza denaro da spendere? La recente diffusione del credito al consumo, incentivata da campagne pubblicitarie e dibattiti televisivi che ne esaltano i pregi, è un ennesimo tentativo di spremere risorse da chi non ne ha, ipotecando i guadagni futuri.
La cosa più importante da farsi per incrementare il potere d'acquisto è di fare crescere la produzione di prodotti primari, invece che beni di lusso. Questo ristabilisce l'equilibrio fra produzione e consumo, assicurando a tutti il fabbisogno minimo.
o forse dovremmo consumare tutti meno e meglio....
Decalogo per promuovere uno stile di vita più sobrio, riducendo i consumi, rispettando l’ambiente… risparmiando!
La crisi finanziaria ed economica che viviamo è certo un momento delicato per la vita civile della nostra società; sono molte le persone e le famiglie che si trovano in gravi difficoltà a mantenere il loro tenore di vita. In questo frangente è essenziale che la società e le politiche si facciano carico della domanda di solidarietà e di giustizia che viene dai più svantaggiati. C’è una responsabilità verso coloro che nella nostra società si trovano pericolosamente vicini a livelli di sussistenza o magari già al di sotto di essi, ma anche nei confronti di molti che nel Sud del mondo vivono già da tempo una tale drammatica condizione.
Altrettanto essenziale è, però, saper leggere in tutta la sua complessità il messaggio che la crisi porta con sé: quello dell'insostenibilità di una forma di vita tutta centrata sull’incentivazione del consumo ad ogni costo, anche aldilà delle reali possibilità dei soggetti. Di una forma di vita fondata sul debito, quello economico che volontariamente si contrae per acquistare beni non sempre necessari, ma anche quello ecologico, che viene addossato sulle generazioni future.
In tale prospettiva la stessa crisi può anche trasformarsi in un momento favorevole alla conversione, in un'occasione per rinnovare lo spirito della nostra mente, secondo l'indicazione di Rom. 12, 1-2. L’attuale contesto economico e sociale può essere visto come una sfida da raccogliere; proprio come dice Benedetto XVI: “Siamo pronti a leggerla, nella sua complessità, quale sfida per il futuro e non solo come emergenza a cui dare risposte di corto respiro? Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante?”. Questa crisi può quindi trasformarsi in un tempo per riscoprire il gusto di una sobria sapienza fatta di essenzialità, capace di valorizzare i beni immateriali e tra questi la cultura e l’istruzione…- e le relazioni, abbandonando il mito di una qualità della vita tutta basata sulla quantità dei beni disponibili. In un tempo capace di progettare anche un profondo rinnovamento dell’economia, nel segno delle tecnologie a basso consumo, dell’uso dell’energie alternative, della limitazione dell’impatto ambientale.
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