lunedì 20 aprile 2009

Programma Elettorale: schema in discussione sulle politiche sociali per contrastare le fragilità e il disagio giovanili


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Esiste una emergenza poco nota se non per il clamore saltuario che risalta dalle pagine dei quotidiani o sui blog per qualche sporadico atto di teppismo avvenuto anche nella nostra Seriate, città del benessere, che va sotto i nomi di “problema dei giovani”, “disagio giovanile”, “emergenza educativa”. La viva preoccupazione del futuro dei nostri giovani pone il PD di Seriate nella condizione di accettare questa sfida, avendo come fondamento quella “saggezza superiore” non subordinata a partire dall’ utopia della sicurezza, a cui si fa riferimento in questa premessa, fino a quelle, ad essa correlate, della tecnologia e del cemento. Pertanto, nel nostro programma sulle politiche sociali, intendiamo prestare, anche con ulteriore sforzo economico, una particolare attenzione a questi fenomeni completando con studi, indagini, commissioni, convegni, strumenti professionali di supporto alla persona e strategie di prevenzione, ciò che per fortuna in buona parte c’è già soprattutto a livello di volontariato, di sistema di “rete” e di sinergie tra associazioni e cooperative sociali ben organizzate in provincia di Bergamo e che lavorano nell’ambito del disagio giovanile e della sua prevenzione.

L’utopia della sicurezza, ovunque essa abbia realizzato il suo trionfo (come a Seriate), ha dato esattamente il contrario di ciò che si proponeva di dare. A Seriate, per esempio, come volevasi dimostrare e in linea con le più classiche teorie psico-sociali, l’incremento delle cubature edificabili e le speculazioni economiche associate ad esse di una società opulenta hanno incrementato non solo la popolazione ma anche i problemi di convivenza tra individui, compresi gli immigrati, sottovalutando di quest’ultimi i futuri bisogni dei loro figli, cosiddetti di “seconda generazione” . Già oggi, con le politiche nazionali e locali delle destre, si constata una risposta “obbligatoria” di una scuola pubblica sempre più scarnificata economicamente che sopporta il peso di questi cambiamenti e delle nuove povertà , mentre alle scuole private riparano sempre più i figli dei fautori dell’utopia della sicurezza, creando disuguaglianze che creeranno problemi in futuro. Tali prospettive di problematiche reali e allargate sul futuro delle nuove generazioni che abiteranno questo piccolo ma affollato territorio non giustificano le attuali politiche occhiute di videosorveglianze o chiusure mentali o semplificazioni nemmeno su termini come “disagio”, ma richiamano, quantomeno al Partito Democratico, il sentimento di un confronto e il bisogno di analisi, sintesi, serenità e intelligenze per prevenire e risolvere questi problemi . In buona sostanza, non vorremmo che ci si dica, con le parole di un’antica legge, che “ogni società ha i figli che merita” e che, purtroppo, si sente dire oggi a Seriate. Se dalle prossime elezioni del 6/7 giugno 2009 a Seriate uscirà dalle urne un certo risultato che noi auspichiamo, significherà il riconoscimento da parte dei suoi abitanti dello sfacelo dell’utopia della sicurezza e vorrà dire che tutti insieme saremo già sulla strada del recupero. Parliamo del recupero di uno spazio per l’uomo, dei rapporti personali, della comunicazione, dei valori religiosi e metafisici. Cioè il recupero delle fondamenta della società.

Ivo Lizzola in un convegno «Il disagio giovanile nell'età contemporanea: emergenza educativa?» dichiarava: «Su questo delicato argomento spesso si grida troppo. Per affrontare nel modo dovuto una emergenza è necessario trovare i criteri di lettura dei fenomeni di fronte a cui ci troviamo. Quindi non intervenire immediatamente: è infatti necessario prima ascoltare, trovare alleanze, costruire la soluzione idonea al problema. L'emergenza è come la punta di un iceberg, per volgerla a positiva soluzione è indispensabile una sua lettura in profondità».
Ivo Lizzola sostiene che esiste un confine tra disagio e devianza. Il primo è stato definito come la condizione del vivere nelle varie fasi della vita, una condizione feconda che si supera
in modo ottimale se i ragazzi, gli adolescenti, i giovani e gli stessi adulti trovano in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni, nello sport, nel mondo del lavoro e nella comunità quegli input indispensabili a superare le proprie tensioni e ad avere fiducia in se stessi: a superare cioè le difficoltà nel rapporto delle responsabilità nei confronti degli altri. Dare quindi una forma buona al disagio, soprattutto giovanile, vuol dire creare occasioni di progetti condivisi, spazi di sperimentazione creativi, aperti, in cui i ragazzi si sentano «attesi». Tutto questo comporta, naturalmente, un'alleanza tra le diverse agenzie educative.

Don Fausto Resmini in un convegno del 2006 su legalità e disagio dichiarava: “È da qualche anno che la magistratura, l'ordine degli avvocati, le istituzioni, le forze dell'ordine, la Chiesa, entrano nelle scuole e nei luoghi formativi per incontrare gli studenti sul tema della legalità. Da un lato per abbattere le distanze che da sempre caratterizzano il rapporto tra adolescenti e istituzioni, dall'altro per dialogare sui temi della vita, della convivenza, del riconoscimento reciproco, del valore di una società sentita non come terra di nessuno, ma come luogo da abitare insieme, per costruirla insieme, farla crescere e, infine, per analizzarne le fragilità”.

… «Ho sempre considerato i reati compiuti dai ragazzi come il loro grido di aiuto più drammatico, per dire che non stanno bene con sé stessi, che non ce la fanno più e, quindi, per
loro imboccare la strada più pericolosa sembra essere l'unica esperienza che permetta di essere ascoltati, riconosciuti, considerati. Ecco perché l'età più critica in cui si manifestano i sintomi di una devianza è tra i 16 e i 18 anni: sono infatti 381 i ragazzi denunciati appartenenti a quella fascia di età. Dunque delinquenti non si nasce, ma lo si diventa se si sottovalutano alcuni aspetti della propria personalità».

«Ci si deve porre una domanda di fondo: che cosa è mancato a questi ragazzi, che cosa non hanno avuto, in termini esistenziali ma anche materiali? È strisciante una cultura che, a lungo andare, rende fragile tutto il sistema. Così non pagare il biglietto del bus diventa normale, distrarre il barista e sottrarre un pacchetto di caramelle è essere furbi, rubare un capo di abbigliamento è farla franca. Questa mentalità ha portato molti ragazzi alla cultura dell'impunità e ha rafforzato quell'espressione di autosufficienza del "io posso, tanto non mi beccano"».

«Vorrei ribadire che queste criticità sono spesso veicolate dall'incoerenza del mondo adulto e dalla banalizzazione di quei percorsi educativi che ci riportano a una corretta costituzione della nostra società. Vorrei sottolineare come il riferirsi a una formazione o cura della retta coscienza etica e morale, sentita come guida e luogo di confronto e di separazione tra il bene e il male, possa rappresentare un punto di partenza per realizzare il bene comune e la legalità, le cui radici non possono che trovare nel cuore umano il loro centro propulsore».

COMPLETARE L’ESISTENTE

Riconosciamo che non è mancata in questi anni la realizzazione di interventi nell’area minori, adolescenti e giovani grazie ad un capitolato speciale per quest’area di intervento . Alcuni progetti sono : “Simone cerca un Tesoro” la cui titolarità è del Comune di Seriate e coinvolge 28 famiglie, l’esperienza del CAG “Apache” di Cassinone , il progetto Zoom (centro informazione e orientamento giovani, realizzato con altri comuni come Albano Bagnatica, CostaMezzate, Grassobbio, Montello, Pedrengo, Scanzorosciate, Torre de Roveri) , il progetto “Terzo tempo” Legge 45/99, ossia la legge “Disposizioni per il fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga”, il servizio ADEM (Assistenza Domiciliare Educativa Minori) . Tutti questi progetti però scadono nel 2009. Per questi progetti erano stati preventivati e stanziati 375.000 euro iva esclusa. Gli educatori avrebbero impegnato 4.784 ore annue, i coordinatori 996 ore annue . Il costo dei consulenti per la formazione degli adulti si sarebbe aggirata sui 10.000 euro annui per l’area adolescenti. L’assistente sociale responsabile dell’area Adolescenti e Giovani è la dott.ssa Marilisa Gustinelli (mi riferisco a un dato del 2006)
Di fronte a questa, già positiva realtà, ciò che possiamo proporre è continuare e incrementare questi ed altri progetti in collaborazione con i paesi limitrofi e in secondo luogo concentrare le nostre attenzioni su tematiche che trattano della fragilità familiare e genitoriale e del disagio giovanile alla luce di un incremento di fatti gravi avvenuti anche su nostro territorio.
Quando si vuole combattere il disagio giovanile si parla di vuoto, smarrimento, di solitudine, di vita bassa, anche se non autentico disagio, ma sofferenza che può partire anche dai disordini alimentari (anoressia e simili), comportamenti autodistruttivi. Il suicidio è la seconda causa di morte, per i giovani, dopo gli incidenti stradali. Si parla di dipendenze e pluridipendenze. Si parla statisticamente di un fenomeno in crescita soprattutto e paradossalmente al nord , dove economicamente si sta bene , ma dove anche statisticamente è maggiore e sempre più in aumento l’abbandono scolastico. (Cfr: IL disagio degli adolescenti: valutare gli interventi . valutare le politiche – ministero delle politiche sociali 2006) . Se poi si passa dal disagio alla devianza si pensi anche solo al dato che in Italia nel 2005 (e le cose oggi non sono migliorate) su 27.000 detenuti, poco più del 45% del totale, era di età compresa fra 18 e 34 anni, ma i minori segnalati per avere commesso un reato, in quello stesso anno, erano 21.600 . (cfr: “La prevenzione delle azioni giovanili a rischio” Claudio Baraldi , Elisa Rossi)

MODALITA’ D’INTERVENTO:

1 - Si deve investire in due direzioni di indagine conoscitiva e di “pronto intervento” territoriale( uno sulla famiglia e uno sul disagio) che abbiano come scenario culturale e progettuale la centralità della persona e il sostegno alla famiglia attraverso un’attenzione ai temi della genitorialità e delle fragilità., tenendo in considerazione la Legge Regionale 12 marzo 2008 n. 3 che all’art. 18 stabilisce che lo strumento di programmazione in ambito locale della rete delle unità di offerta sociale è il Piano di Zona che, redatto dai Comuni dell’Ambito territoriale, definisce modalità di accesso alla rete, indica gli obiettivi e le priorità di intervento, individua gli strumenti e le risorse necessarie alla loro realizzazione; prevede altresì che il Piano di Zona attui l’integrazione tra la programmazione della rete locale di offerta sociale e la rete d’offerta sociosanitaria in ambito distrettuale, anche in rapporto del sistema della sanità, dell’istruzione e della formazione ed alle politiche del lavoro e della casa .
Tutte le aree di intervento e tutte le azioni progettuali devono prestare attenzione al “sistema famiglia” in tutte le sue dimensioni reali, quotidiane, in tutte le sue fragilità , in tutte le sue fatiche e quindi è su queste singole famiglie che si inseriscono in modo articolato e complesso le risposte dei servizi .


2 – Partiamo dal sostegno alla famiglia , dai genitori o dalla genitorialità premettendo questa prospettiva di lettura: promuovere le diverse forme di genitorialità (perché viviamo in un sistema complesso e non esiste più solo la famiglia come una volta) . Come fare questo?
a) con interventi riparativi per i minori e famiglie in modo mirato come detto sopra
b) promuovendo i “legami”, cioè costruendo delle reti di relazioni e di supporti capaci di prendersi cura con modalità flessibili e adattandosi ai casi concreti alle biografie familiari e non solo quando queste sono attraversate dalle fragilità. Il problema grande di oggi è che siamo di fronte a una sempre maggiore assenza di relazionalità di persone e famiglie.

Ecco dunque i due orientamenti: l’approccio preventivo sulla “normalità” e l’approccio riparativo sul “disagio”

Domanda: Come realizzare questi due obiettivi in un momento di contrazione economica? Il rischio è quello di tamponare e indirizzarsi solo sul “disagio” con un approccio riparativo e assistenzialistico . Ed è il rischio che dobbiamo evitare per non svalorizzare le innovazioni positive della legge 285 (Legge 28 agosto 1997, n. 285 "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza") e 328 (Legge 8 novembre 2000, n. 328 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" )

E allora come fare in tempi di crisi economica? Unire le risorse, evitare la falsa contrapposizione tra normalità/disagio, puntare sul contesto della comunità di quartiere e viaria per raccogliere meglio e intervenire in tempo reale sulle fragilità familiari e difficoltà degli adolescenti, costruire politiche per e con le famiglie per creare relazioni che diventino capitale sociale, costruire un rapporto amichevole con i servizi, cioè fare in modo che le fragilità non vengano vissute in solitudine, e poi utilizzare saperi professionali (psicologi, pedagogisti, operatori del settore educativo) .
La comunità di Seriate deve attivare risorse professionali e informali per entrare subito in contatto con situazioni di fragilità così che non vengano vissute in solitudine e quindi possano essere trattare con maggiore speranza di trovare una soluzione. Il PD è disposto a trovare delle risorse informali e professionali attraverso canali di volontariato e non solo, crearne magari “ad hoc”?
Questo non significa intervenire in modo approssimativo o generico perché è doveroso per chi interviene in modo informale essere in possesso di saperi professionali, altamente specializzati, Si tratta infatti per ogni caso da seguire di stendere una diagnosi, fare una progettazione e realizzare degli interventi.

Fortunatamente la bergamasca è ricca di realtà a sostegno della famiglia, anche se statisticamente aumentano sempre più i vari tipi di disagio. In altri termini esistono genitori che non si occupano solo dei propri figli, ma che si occupano e mettono a disposizione della comunità i loro saperi e il loro tempo, si occupano di altri genitori e figli in difficoltà. C’è un alleanza educativa tra gli adulti. Oggi non bastano più solo le ricerche psicosociali sui fattori di rischio, ma si cerca oggi di aggiungere gli studi sui fattori di protezione:
a) già nell’infanzia i figli devono avere una buona rete sociale con altri bambini della propria età (fattore gruppo)
b) i genitori devono aggiungere oltre alla loro presenza anche la presenza di qualche altra figura (il nonno, la nonna, il zio, la zia, l’insegnante, l’educatore etc…) che si chiama fattore “mano tesa” (Boris Cyrulnik , figlio di ebrei sterminati, autore di numerosi testi sulla resilienza, i traumi, la vulnerabilità)
c) l’ambiente che deve aiutare i genitori con una rete formale e informale di relazioni


Ma quali sono le aree di attenzione che all’interno ma anche oltre queste relazioni dobbiamo tenere sott’occhio?

a) la costruzione della coppia. Non è più solo compito del parroco preparare la coppia che formerà una famiglia. Questo sarà anche il compito del comune in sinergia con la parrocchia, che non manca per fortuna di figure professionali., come sullo stile delle esperienze di Nembro .
b) bisognerà anche trovare il modo e la fantasia di far continuare nel tempo la possibilità di educare alla cura dei figli e l’educare dei genitori stessi . L’avventura di coppia non è una avventura in solitaria, se si cammina in cordata con tanti altri soggetti pur nelle difficoltà della comunicazione, della relazione e dei tempi di lavoro che ingabbiano la vita, si rischia meno di cadere in qualche crepaccio. Sarebbe auspicabile che il comune organizzasse un gruppo forte , numeroso e affiatato di coppie ben motivate a fare da capocordata e da affiancare o combinare o aggregare a quelle già rodate presenti in parrocchia. Se ci sono è solo questione di farle incontrare e fare in modo che si organizzino inventando dei progetti mirati.
c) Prestare attenzione all’abitare. Le architetture costruiscono appartamenti dove si limitano gli spazi comuni, non c’è occasione di incontrarsi, si rimane nella solitudine. E’ necessario che il comune premi lo sforzo di architetture socializzanti, e non l’iper. E comunque anche l’iper, ormai deve diventare obbligatoriamente un luogo da considerare per rendere operativi progetti educativi indirizzati alla promozione alla genitorialità . Dobbiamo partire anche dalle architetture esistenti per curare i legami sociali.
d) Informazione e sensibilizzazione con tutti gli strumenti possibili .
e) Molte coppie provengono da paesi diversi e si ritrovano in un vuoto di riferimenti affettivi. Bisogna lavorare anche su questo fenomeno.
f) Ci sono anche le famiglie migranti . E qui il lavoro sarà più difficile e costoso ma bisognerà farlo per incentivare l’avvicinamento con genitori e famiglie del luogo . Il problema è che per non dare l’idea che l’amministrazione sia troppo favorevole all’immigrato (cioè per evitare che venga di nuovo agitato lo spaventapassero vittorioso della Lega per altri 30 anni) , bisognerà organizzare e agire sull’avvicinamento delle famiglie pallide a quelle degli immigrati.
g) Indispensabile l’attenzione alla scuola e la relazione scuola – famiglia – paese . La scuola rappresenta la nascita sociale . Se non si investe lì il comune viene considerato virtuale, ma si mette una pietra sopra il futuro dei giovani.


Puntare sull’associazionismo delle famiglie, e cioè su un insieme di singole fragilità, può diventare una risorsa.

Cfr.: OSSERVAZIONI E ORIENTAMENTI DEL GRUPPO “GENITORI E GENITORIALITA” E DEL “GRUPPO TECNICO DISAGIO” da condividere con gli Ambiti Territoriali/Uffici di Piano e con i Comuni DICEMBRE 2008

PROPOSTE

a) progetto “famiglia chiama famiglia” interpellando l’AIPA (Associazione insieme parola e accoglienza) di Cene impegnata nella prevenzione del disagio giovanile

b) progetto “teatro- scuola”

c) concorsi fotografici come per esempio «Accogliere il volto dell'altro»

d) viaggi della memoria (resistenza e olocausto)

e) piani per l'aggiornamento agli insegnanti sulla prevenzione del disagio

f ) collaborazione con un'équipe di psicologi e di assistenti sociali

g) sostegno delle famiglie economicamente svantaggiate

h) formazione di gruppi di lavoro per genitori

i) cineforum su tematiche giovanili

l) autogestione per progetti in aeree verdi

m) aggregazione in atelier d’arte e artigianali per la produzione e vendita di prodotti informali/educativi come magliette con slogan contro la droga

n) progetto periodo estivo all’estero, campi di lavoro

o) creazione di un web locale autogestito da giovani

p) creazione di un assessorato virtuale su web , parallelo a quello reale, che diventi laboratorio di politiche giovanili (come per esempio sta facendo Brembate)




(contributo di BeBo)

4 commenti:

paola rizzi ha detto...

Mi sembra un programma incentrato sui giovani e finalmente un programma che lascia spazio ai giovani perché diventino protagonisti della vita del paese.

CLAUDIO ha detto...

Secondo me i nostri ragazzi hanno bisogno di avere davanti agli occhi delle proposte di alto spessore ed anche impegnative. Noi adulti sappiamo trasmettere loro valori elevati? Si dà tanta importanza al valore assoluto
che sembra il denaro, ma quando e come esplicitiamo che il valore assoluto è Dio? Sono provocazioni ma ritengo sia importante educare i nostri ragazzi alla riflessione e al sacrificio: sono elementi che possono cambiare il modo di sentire la propria adolescenza e giovinezza. L'adulto ha il dovere di creare relazioni positive all'interno della realtà sociale dove vive perché i giovani possano respirare quell'atmosfera di reale comunione... con la sua
ricchezza e con i suoi conflitti (si la vita è fatta anche di conflitti e questi non devono preoccupare:le persone intelligenti li affrontano e li
superano). Educare al sacrificio e insegnare quale è il senso di questo stile di vita è riscoprire la gioia della conquista fatta con il proprio impegno, il proprio sforzo attraverso la fatica. E la fatica è un modo di vivere di cui dobbiamo tornare ad impossessarci, perché rappresenta l'equilibrio tra quello che si è e quello che possiamo essere. Sembra una proposta per i giovani, ma in realtà è una ricerca di soluzioni
all'indifferenza che è il pericolo più elevato del nostro tempo e i giovani non ci stanno a certi compromessi. Proponiamo a loro la vita, perché di morte si parla troppo e... facciamo assaporare a loro la vita con il nostro
stile di genitori che amano i propri figli e si confrontano con altri per dar loro il meglio possibile.

Anonimo ha detto...

Ma il valore assoluto è dio?

Antonio ha detto...

Complimenti per il "progetto giovani". Complimenti perchè non ho mai visto un tracciato così serio e adeguato da parte di una foreza politica. Segno che il Pd si astiene da ambizioni demagogiche o populiste (o anche da facili specchietti per attrarre voti) per mirare a progetti costruttivi e propositivi, come dimostra del resto il treno-europeo con 400 giovani. Credo che questo progetto-giovani contribuisca nella maniera più adeguata alla costruzione di una società meno qualunquista, meno condizionata dalle sirene patinate (e interessate) dei media televisivi e quindi più matura giusta. E' uno stimolo forte (proprio perche parte dalle generazioni più giovani) che va contro il sonno della ragione che sempre più va crescendo, favorito da "grandi fratelli" e informazione sempre più omologata,
Tornando nello specifico al progetto , trovo che sia valido sotto il profilo educativo e soprattutto formativo, ben mirato agli aspetti della pedagogia evolutiva e delle problematica psicologica giovanile a vasto raggio. Questo è un modo serio, ripeto, di fare politica, ben lontano ,per fortuna, dalla politica televisiva, fatta di annunci, di spot, di veline e di immagini che raramente rispecchiano la realtà.